AOC-Alexandria Ocasio-Cortez, la superstar di Twitter

Alexandria Ocasio-Cortez si serve delle strategie della retorica per gestire il suo account Twitter

Il giornalista del Guardian Max Benwell si è proposto di spiegare – per riportare il titolo di un suo articolo – “perché Alexandria Ocasio-Cortez è imbattibile su Twitter” (1).

Al di là dei motivi da lui addotti, la ragione sta fondamentalmente nella sua abilità dialettica, dovuta all’impiego delle risorse della retorica.

Il 2 dicembre 2018, la rappresentante del Partito democratico (vincitrice delle elezioni di midterm del 6 novembre, nel 14° distretto di New York) ha twittato:

“Per il mio insediamento al congresso, diamo un’occhiata al mio piano di assicurazione sanitaria.
Quando facevo la cameriera, pagavo più del DOPPIO di quel che pago da deputata.
È frustrante che i deputati neghino alle altre persone le condizioni vantaggiose di cui godono loro stessi. È tempo di #CoperturaSanitariaPerTutti”.

L’osservazione è incentrata sulla regola di giustizia. Sulla base di essa, per Olivier Reboul, è necessario “trattare in modo analogo gli esseri della stessa categoria” (2): nello specifico, ciascun americano.

Tale argomento (nel senso di prova portata a favore di una tesi) rientra nel logos, lo strumento retorico di ordine razionale, caratterizzato – lo ricorda lo studioso appena citato – dalla “attitudine a convincere grazie alla sua apparenza di logicità” e che quindi “concerne l’argomentazione propriamente detta” (3).

La neoeletta mostra di non avere cambiato idea riguardo al problema delle disparità, nonostante il miglioramento del suo status. Perciò per gli elettori continua a essere “una di noi”. Emerge, dunque, la sua coerenza, tanto più ammirevole in coloro i quali svolgono una funzione politica. Una simile qualità costituisce un aspetto dell’ethos, il mezzo persuasivo di tipo affettivo che consiste – nella definizione dell’autore dell’Introduzione alla retorica – nel “carattere che deve assumere l’oratore per accattivarsi l’attenzione e guadagnarsi la fiducia dell’uditorio”. Infatti “quali che siano i suoi argomenti logici, essi non hanno alcun potere senza questa fiducia” (4).

A giudizio di Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, “l’argomentazione non potrebbe procedere di molto senza ricorrere a paragoni, nei quali diversi oggetti siano posti a confronto per essere valutati l’uno in rapporto all’altro” (5).

Al tweet di un utente:

“@Ocasio 2018 si rifiuta di rispondere all’offerta di @BenShapiro di diecimila dollari in cambio di un dibattito”,

il 10 agosto, avendo probabilmente intuito un’insidia, l’esponente dei Democratic Socialists of America ha replicato:

“Come succede per gli apprezzamenti per strada, non devo nessuna risposta alle richieste indesiderate di uomini malintenzionati. E come per gli apprezzamenti indesiderati, chissà perché questi uomini pensano di aver diritto a una risposta”.

Sicuramente l’equiparazione a un molestatore sessuale non è da considerarsi un complimento lusinghiero.

Esiste anche una retorica pericolosa, imperniata sulla fallacia, che Franca D’Agostini definisce “un errore argomentativo nascosto, di solito costruito ad arte per convincere un interlocutore” (6).

Una è quella denominata da Paola Cantù “fallacia di non causa pro causa o della causa errata, perché non è provato che l’evento presentato come causa di un certo effetto ne sia veramente la causa” (7).

AOC (le sue iniziali, con le quali spesso la chiamano, sono ormai diventate quasi il logo di una marca) è in grado di smascherare l’impostura, che si cela dietro la cattiva argomentazione. Il 29 giugno 2018, ha rimbeccato su Twitter chi ne sottovalutava la rappresentatività:

“Alcuni dicono che ho vinto per motivi ‘demografici’. Prima di tutto, è falso. Abbiamo vinto grazie a elettori di ogni tipo. Secondo, ecco il primo paio di scarpe che ho usato nella mia campagna elettorale. Ho bussato alle porte fino a consumarle talmente che ci è entrata la pioggia. Rispettate gli sforzi fatti. Abbiamo vinto perché abbiamo lavorato più dei nostri avversari. Punto”.

Non elenca aridi dati (ciò si fa abitualmente). Invece, con un espediente di notevole efficacia comunicatoria, l’interazione tra parola e immagine, rende il suo messaggio più icastico e dà a esso una carica emozionale.

L’argomento dell’incompatibilità – lo ricordano Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca – “assomiglia ad una contraddizione, in quanto consiste in due asserzioni tra le quali bisogna scegliere, a meno di rinunciare ad entrambe” (8).

Il fondatore di un movimento di destra l’ha utilizzato in maniera fallace, quando, con l’intento di screditare, accusando d’incoerenza, ha twittato:

“Alexandria Ocasio-Cortez, che si presenta come una paladina del popolo e crede che la disoccupazione sia diminuita perché la gente ha un doppio lavoro, ha appena posato per un servizio fotografico indossando abiti per 3.500 dollari, con scarpe da 625 dollari, mentre afferma che i ricchi hanno troppo potere”.

La replica, del 15 settembre 2018, che contiene un’altra dimostrazione di abilità dialettica, si articola in quattro punti:

“a) L’alt-right [la cosiddetta “destra alternativa”] non sembra capire il concetto di servizio fotografico per una rivista.
b) Non ti permettono di tenerti i vestiti, purtroppo.
c) Non ‘fingo’ di combattere perché tutti abbiano un reddito dignitoso e una copertura medica. Combatto davvero.
d) Abituatevi a vedermi ‘vestita alla grande’ perché sono bravissima a fare acquisti nei negozi di vestiti usati”.

Per mezzo delle prime due osservazioni, in cui prevale un tono ironico, mirante a ridicolizzare l’antagonista, s’individuano due argomenti ingannevoli:

a) uno è compreso tra “le estrapolazioni dal contesto, che sono errori di interpretazione e vengono anche dette closed reading, ossia lettura chiusa. Si isola un enunciato dal contesto di un discorso e si procede a discutere quell’enunciato isolato”.
b) un altro rientra nell’evidenza soppressa, che “consiste nell’ignorare o tacere dati che potrebbero essere in contrasto con quel che si vuole sostenere” (9).

Nel nostro caso:

a) “si presenta come una paladina del popolo, indossando abiti per 3.500 dollari, con scarpe da 625 dollari”: ma non sono i suoi!
b) in uno shooting di moda ciò che la modella porta addosso non diventa di sua proprietà.

In sostanza, si attesta l’inesistenza dell’inconciliabilità denunciata.

Nel terzo capoverso si ricorre alla dissociazione di una nozione, originando la coppia gerarchizzata opinione/verità per eliminare l’incompatibilità fra due aspetti, uno soggettivo (l’accusa dell’oppositore) e uno oggettivo (“combatto davvero”): ne consegue ovviamente la valorizzazione del secondo rispetto al primo (10).

L’ultima parte della risposta in qualche modo include la prolessi. È l’anticipazione di un argomento, solitamente per confutarlo. Secondo Pierre Fontanier, “consiste nel prevenire o nel ripetere in anticipo un’obiezione che si potrebbe subire, o che potrebbe dar l’occasione di aggiungere nuove ragioni a quelle già allegate” (11). Nello specifico, con l’imperativo del verbo “abituarsi” si sottintende: in futuro non tiratemi più in ballo per simili inezie.

In un’altra circostanza, AOC ha raccontato:

“Sono così impegnata da non avere nemmeno il tempo di fare il bucato. Ma proprio quando non avevo più niente da mettere, si avvicina un’attivista con un pacco e mi dice: ho trovato questo fantastico abito usato, ti starà bene. Ed era proprio quel che mi serviva” (12).

Evidentemente la semplicità è un aspetto del suo carattere e dunque attiene all’ethos, lo strumento retorico di cui abbiamo già parlato. Forse non sono molte le donne elette nel Campidoglio, che usano vestiti di seconda mano.

Fox News, il canale televisivo schierato con la destra, ha riassunto “il programma di Alexandria Ocasio-Cortez” in un prospetto:

“Copertura sanitaria universale, la casa è un diritto umano, garanzie per l’impiego al livello federale, controllo delle armi/messa al bando delle armi d’assalto, riforma del diritto penale, fine delle prigioni private, giustizia dell’immigrazione/abolizione dell’agenzia per l’immigrazione e le frontiere (Ice), solidarietà con Puerto Rico, mobilitazione contro i cambiamenti climatici, trasparenza del finanziamento elettorale, istruzione superiore per tutti, diritti delle donne, sostegno ai diritti Lgbtqia+, sostegno agli anziani, riduzione della speculazione finanziaria di Wall street: ripristino della legge bancaria Glass Steagall”.

Affiora un tono di biasimo, tipico di chi accusa qualcuno, richiamandosi a un topos letterario, di voler creare un mondo alla rovescia e gliene chiede una spiegazione. Ma lei con un tweet del 2 luglio 2018 è riuscita a trasformare una tabella contenente una critica in un annuncio pubblicitario in suo favore (senza neppure doverlo pagare). Ha, infatti, confermato: “È più o meno proprio così!”.

Ecco un secondo specchietto dell’emittente conservatrice:

“Nuove idee estremiste dei democratici: College gratuito per tutti, Sanità gratuita per tutti, Abolizione dell’agenzia per l’immigrazione e le frontiere (Ice), Combattere i cambiamenti climatici e le disuguaglianze (Green new deal)”.

Il “cinguettio” della neoparlamentare, del 14 novembre 2018, è ancora più ironico del precedente: “Oh no! Hanno scoperto la nostra grande cospirazione per prenderci cura dei bambini e salvare il pianeta”. Cerca di mettere in cattiva luce i suoi antagonisti, quali individui che considerano strano quanto è normale (e magari normale quanto è strano). Per mezzo di tale effetto straniante le loro posizioni finiscono per apparire frutto di scelte esclusivamente ideologiche e non incentrate sulla realtà.

Il tentativo di screditarla si ritorce contro gli stessi autori, grazie a una strategia – potremmo definirla – di sbeffeggiamento o, per utilizzare un’espressione degli esperti di social network, a un’attività di trolling. Ciò la rende vincente, a differenza di coloro che la attaccano pretestuosamente.

Inoltre – l’ha rilevato Max Benwell – “non si limita a rispondere alle notizie o a diffondere comunicati, come fa la maggior parte dei politici, ma crea i suoi contenuti e le sue notizie originali, in modo imprevedibile e autentico” (13).

L’osservazione scaturisce da un avvenimento ben preciso, che a sua volta deriva da un antefatto. Nel 2010, su YouTube venne pubblicato un filmato della durata di più di quattro minuti, girato presumibilmente per promuovere la Boston University. Alla vigilia del giuramento della più giovane candidata mai eletta prima al Congresso, un utente anonimo il 2 gennaio 2019 ne ha riportato su Twitter una clip di 30 secondi con la seguente introduzione:

“Ecco la signorina ‘so-tutto-io’, comunista preferita d’America che si comporta come l’imbecille sprovveduta che è”.

Il riferimento – non c’è bisogno di dirlo – è a AOC, che, allora studentessa non ancora ventunenne, ballava insieme con compagni e compagne di studio sul tetto del campus, in accordo con un accompagnamento musicale costituito dalla canzone “Lisztomania” dei Phoenix e a imitazione di una scena dell’opera cinematografia “Breakfast Club” del 1985.

Comunque l’obiettivo del suo detrattore è miseramente fallito. Lo attesta un tweet affettuoso (uno tra i tanti): “Danza in modo adorabile e si sta divertendo con i suoi amici, come potrebbe nuocerle questo video?”.

Al messaggio odioso la rappresentante dei Democratic Socialists of America ha replicato in maniera disarmante. Ha registrato, ridendosela, un balletto di una decina di secondi prima di entrare nel suo ufficio al Campidoglio e ha twittato il 4 gennaio:

“Ho sentito dire che i repubblicani pensano che le donne che ballano sono scandalose.
Chissà cosa diranno quando scopriranno che anche le deputate ballano!”.

Si sottintende ironicamente che il loro giudizio sarà tanto più negativo e s’impiega quindi il cosiddetto argomento a fortiori, ossia “quello che mira a provare che la tesi in questione ha delle ragioni ancor più forti, per essere ammessa come valida, di un’altra che già è stata ammessa come valida” o la “argomentazione che convalida una proposizione in base al fatto che abbia ragioni ancor più numerose e valide di altra già tenuta per valida” (14).

Secondo il giornalista del Guardian, già citato, “i repubblicani hanno fatto il possibile per delegittimarla, e si capisce il perché: dopo aver passato decenni a cercare di presentare i democratici come esponenti di un’élite lontana dalla realtà, Ocasio-Cortez è una delle principali minacce a tutta la loro retorica” (15).

Nell’ottica della teoria dell’argomentazione, la sua vita, senza che siano necessarie tante parole, svolge la funzione di caso invalidante o exemplum in contrarium, “che – hanno constatato Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca – impedisce una generalizzazione indebita dimostrandone l’incompatibilità con quello e che indica dunque quale sia la sola direzione ammessa per la generalizzazione” (16).

Un’occorrenza di tale argomento, per confutare la medesima tesi degli avversari, si trova nell’autobiografia di Bill Clinton:

“Il faccia a faccia con [Bob] Dole ebbe toni civili […] Qualche scintilla ci fu quando Dole […] ribadì quanto aveva già affermato alla convention e cioè che avevo riempito la pubblica amministrazione di giovani figli di ‘un’élite che non è mai cresciuta, che non ha mai fatto niente di concreto, non si è mai sacrificata, non ha mai sofferto e non ha mai imparato’ […] Ribattei dicendo che uno dei nostri giovani elitari, mio collaboratore alla Casa Bianca, era cresciuto in una roulotte” (17).

In un’intervista, rilasciata dopo le elezioni del 3 novembre 2020, la tecnica argomentativa di cui stiamo trattando, è stata utilizzata da AOC in polemica con quanti si oppongono, all’interno dei Dem, alle posizioni della corrente di sinistra:

“Abbiamo anche imparato che le politiche progressiste non danneggiano i candidati: tutti coloro che hanno co-sponsorizzato Medicare for All in un distretto in bilico hanno mantenuto il loro seggio. Anche co-sponsorizzare il Green New Deal non è stato una zavorra per il partito” (18).

Note

(1) Max Benwell, “Perché Alexandria Ocasio-Cortez è imbattibile su Twitter”, in Internazionale.it, 19 febbraio 2019. Dall’articolo abbiamo attinto i “cinguettii”.

(2) Olivier Reboul, Introduzione alla retorica, Il Mulino, 1996, p. 208. Si veda “Fiorello, il Natale e la regola di giustizia”, pubblicato nel nostro sito il 2 gennaio 2019.

(3) Olivier Reboul, op. cit., pp. 36 e 70.

(4) Olivier Reboul, op. cit., pp. 21 e 69.

(5) Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi, 2013, p. 262.

Cfr. “L’argomento del paragone nella politica americana” e “Abbiamo ereditato un casino! Il paragone nella politica americana”, pubblicati nel nostro sito il 3 febbraio 2020 e il 24 giugno 2020.

(6) Franca D’Agostini, Verità avvelenata. Buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico, Bollati Boringhieri, 2010, p. 106.

(7) Paola Cantù, E qui casca l’asino. Errori di ragionamento nel dibattito pubblico, Bollati Boringhieri, 2011, p. 29.

(8) Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, op. cit., p. 212.

(9) Franca D’Agostini, op. cit., pp. 125 e 150.

(10) Sulla “dissociazione di una nozione” si veda il Capitolo quarto di Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, op. cit.

(11) Pierre Fontanier, Les figures du discours, 1991. Riportato in Olivier Reboul, op. cit., p. 169. Vedi alla voce “prolessi” nella sezione Reto Parole del nostro sito.

(12) Riportato in la Repubblica, 23 marzo 2019.

(13) Max Benwell, op. cit.

(14) Le definizioni sono tratte, rispettivamente, da Aldo Duro, Vocabolario della lingua italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, 1986 e da Nicola Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, Zanichelli, 2016.

Cfr. “L’argomento a fortiori, dalla Ceres a Beppe Sala”, pubblicato nel nostro sito il 2 luglio 2019.

(15) Max Benwell, op. cit.

(16) Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, op. cit., p. 386. Si veda “Il caso invalidante nel discorso politico negli Stati Uniti”, pubblicato nel nostro sito il 13 ottobre 2019.

(17) Bill Clinton, My Life, Mondadori, 2004, p. 785.

(18) Riportato in la Repubblica, 10 novembre 2020, p. 14.