Discorso di Mattarella: una lezione di speranza

“Saliresti su un aereo il cui pilota è depresso?” disse Tony Blair. Il capo dello Stato deve comunicare speranza al Paese. Ed è quello che ha fatto Sergio Mattarella nel suo discorso di fine 2019

L’idea di partenza è l’Italia vista dallo spazio ritratta in una foto. Questa immagine fodera il discorso, rappresentandone l’incipit e la conclusione, che puntano sullo stesso concetto. 

Il tema dell’immagine del nostro Paese visto dall’esterno è l’occasione per toccare i vari argomenti che raccontano il 2019. Mattarella si sofferma sugli elementi che dovremmo tenere in maggiore considerazione per alimentare il nostro orgoglio di essere italiani: lo stile di vita  apprezzato in tutto il mondo; la creatività e propensione al dialogo: le missioni delle Forze Armate in favore della stabilità internazionale. Insomma, stando alle parole del Presidente, non siamo uno stivaletto irrilevante in mezzo al Mediterraneo, ma un  Paese considerato e rispettato: “vi è una diffusa domanda di Italia”.

Il blocco successivo del discorso è dedicato al bagno di realtà. Se il nostro Paese ha ancora molto da dire e da dare nei contesti internazionali, sarebbe controproducente fare finta che non esistano i problemi: “il lavoro che manca per tanti, anzitutto. Forti diseguaglianze. Alcune gravi crisi aziendali. L’esigenza di rilanciare il nostro sistema produttivo”. Tuttavia anche questo blocco di argomentazioni si conclude con una nota di speranza: “Ma abbiamo ampie possibilità per affrontare e risolvere questi problemi”. 

Non manca la frecciatina a coloro che stra-comunicano e creano una cultura che mina la coesione tra gli italiani. Un dardo lanciato lodando chi sta zitto e lavora, senza cercare clamori: “vi è un’Italia, spesso silenziosa, che non ha mai smesso di darsi da fare”. E ancora, un richiamo alla responsabilità delle istituzioni: “per promuovere fiducia, è decisivo il buon funzionamento delle pubbliche istituzioni che devono alimentarla, favorendo coesione sociale“.

Il riferimento ai giovani e alla loro richiesta di cura per l’ambiente si carica anche questo di speranza, perché viene visto dal punto di vista dei posti di lavoro di cui possono essere portatrici “le scelte ambientali”. Un riferimento che è il gancio per arrivare al commento dei recenti dati Istat, secondo i quali il nostro Paese invecchia in modo drammatico e non nascono più bambini. La cura per questo male è la speranza per i ragazzi e le ragazze degli anni ’20: “Diamo loro fiducia, anche per evitare l’esodo verso l’estero. Diamo loro occasioni di lavoro correttamente retribuito. Favoriamo il formarsi di nuove famiglie”. 

Una lezione di speranza arriva anche dal mondo della disabilità. Sergio Mattarella fa riferimento a una sedia che gli ha regalato un’associazione. “Molto semplice ma che conserverò con cura perché reca questa scritta: «Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi»“. Colpisce il verbo “reca”, che appartiene a un’italiano più sorvegliato, un po’ burocratico e un pizzico retrò. Anche attraverso la scelta delle parole, Mattarella prende le distanze dalla sguaiatezza e dall’aggressività di alcuni messaggi dei social, in cui viene alimentata l’opinione di pancia, senza la minima preoccupazione di chiamare in causa il cervello e l’approfondimento degli argomenti:  “un ruolo fondamentale è assegnato ai media e in particolare al nostro servizio pubblico. Abbiamo bisogno di preparazione e di competenze. Ogni tanto si vede affiorare, invece, la tendenza a prender posizione ancor prima di informarsi”

Dallo Spazio, un’osservatore come Luca Parmitano, sottolinea come appaiano prive di senso “le inimicizie, le contrapposizioni e le violenze” del nostro piccolo Pianeta. Il Presidente si affida alle parole del primo astronauta italiano a capo della Stazione internazionale, per augurare buon anno al Paese con un messaggio di fiducia nel futuro: “la speranza consiste nella possibilità di avere sempre qualcosa da raggiungere”. 

Così, come nella migliore tradizione oratoria, il discorso di apre e si chiude con lo stesso tema chiave. Buon 2020 a tutti da Per La Retorica.

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