Exempla e figure-esemplari nella lotta contro il coronavirus

Lo storytelling è una novità dell’era Web? Neanche per sogno! Parliamo dell’exemplum o paradeigma e del suo possibile uso per comunicare in tempi di Covid 19

Matteo Renzi, a proposito del Covid-19, ha constatato che “l’Italia è purtroppo dipinta come diffusore del virus e la colpa viene data alla nostra gestione”. Ne è seguita un’esortazione: “Ora affrontiamo l’emergenza. Ma poniamoci da subito il tema del recupero di reputazione internazionale” (1).

In tale direzione può essere di aiuto la retorica, che, oltre alla funzione persuasiva, ha – non sempre lo rammentiamo – una finalità euristica. Come ha rilevato Olivier Reboul, “contribuisce, là dove nessuna soluzione è scritta in anticipo, a trovare una soluzione” (2)

Maurizio Della Casa ha parlato dell’esigenza di “puntare sulla pratica argomentativa come ‘arte del pensare’ e quindi come esercizio delle capacità cognitive e di ragionamento. In questa ottica, l’elaborazione dell’argomentazione si configura […] come un processo di problem solving, in cui occorre assumere consapevolezza del problema, identificare possibili soluzioni, decidere circa una di esse, ricercare ragioni in grado di supportarla, discutere criticamente le soluzioni ritenute errate o insoddisfacenti” (3).

Sono state moltissime le persone impegnate per far fronte alla condizione drammatica in cui ha versato il nostro Paese a causa dell’epidemia e nello stesso tempo, indirettamente e senza avvedersene, tante hanno dato un notevole apporto pure per “il recupero di reputazione internazionale”. La maggior parte delle loro storie non affiora. Di qualcuna fortunatamente abbiamo notizia grazie al racconto che si deve non ai protagonisti, per lo più abituati a lavorare in silenzio, ma a testimoni, come il professor Fabiano Di Marco, primario di pneumologia nell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Riportiamo qualche estratto di una sua intervista.

Domanda: “Quando capisce che è un disastro?”.

Risposta: “Precipita tutto domenica 1 marzo. Al mattino presto entro al Pronto Soccorso. Non dimenticherò mai. La guerra. Non trovo altra definizione. Pazienti ovunque con polmoniti gravi, che rantolavano. Sulle barelle, nei corridoi. Avevano aperto la sala maxi-afflusso e anche quella era strapiena”.

D.: “Come ne siete usciti?”.

R.: “C’era una parte del blocco centrale dell’ospedale mai aperta e adibita a magazzino. Non chieda a me come hanno fatto. Alle 13 c’erano ancora i pallet e i pannelli abbandonati. Alle 19.20 ho portato giù il primo paziente da intubare. I bergamaschi, gente tostissima e coraggiosa”.

D.: “Quanti posti avete creato?”.

R.: “Martedì scorso i pazienti Covid-19 hanno superato quelli con altre patologie. Sono oltre cinquecento, ormai”.

D.: “Per i caschi respiratori come avete fatto?”.

R.: “All’inizio ne avevamo 20. Abbiamo cominciato a cercare. Niente, finito tutto. Sabato 7 marzo mi ricordo che 15 anni fa avevo conosciuto il titolare di una piccola azienda familiare, che faceva impianti ad ossigeno. Gli telefono: siamo disperati”.

D.: “Risposta?”.

R.: “Ne ho dieci, li sistemo e ve li porto lunedì. Lunedì è tardi, lo supplico. Mi faccia chiamare i miei ragazzi, li monto e arriviamo subito, dice. Vergognandomi, gli dico che me ne servono ancora. Lui: mi dia tre ore e gliene faccio altri nove”.

D.: “E oggi?”.

R.: “Ne abbiamo 139, siamo l’ospedale più fornito d’Europa. Grazie a lui. Dice che fa solo quel che gli hanno insegnato i suoi genitori. Gente così”.

D.: “Ce la fate a reggere?”.

R.: “All’inizio di questa settimana è venuto l’ingegnere. Ragazzi l’impianto a ossigeno non ce la fa. È progettato per consumare massimo 8.000 litri al minuto. Voi con le terapie intensive ne fate fuori 8.600. Al minuto, ripeto”.

D.: “Avete trovato la soluzione?”.

R.: “Lavorando di notte hanno costruito un altro silos che ci fa arrivare a 10.000 litri” (4).

Se veramente si renderà necessaria la ricostruzione dell’immagine dell’Italia agli occhi del mondo, la scelta migliore non consisterà, come solitamente fanno i nostri uomini politici, in un’arida elencazione di numeri: nello specifico, relativi agli sforzi profusi per fronteggiare la difficile situazione provocata dal coronavirus. I racconti del professor Di Marco (e simili) suggeriscono implicitamente di valorizzare invece lo storytelling, mediante un’argomentazione fondata sul caso particolare, più precisamente sull’argomento dell’esempio (5).

Ernst Robert Curtius ha osservato che “exemplum (paradeigma) è un termine tecnico della retorica classica a partire da Aristotele e significa ‘narrazione addotta come dimostrazione’”, mentre con l’espressione “figura-esemplare” (eikón, imago) si indica “l’incarnazione di una certa qualità in un personaggio” (6). Nella fattispecie si attesta la volontà di cimentarsi in un lavoro notevolmente impegnativo, posseduta da persone che sono animate da abnegazione.

Le tecniche argomentative rientrano nel logos, lo strumento retorico razionale caratterizzato, come ha rilevato Olivier Reboul, dalla “attitudine a convincere grazie alla sua apparenza di logicità” (7).

Tuttavia l’“esempio” acquista in efficacia per il collegamento con il pathos, il mezzo di persuasione di ordine affettivo con il quale l’emittente del messaggio, per coinvolgere maggiormente il ricevente, tende a suscitare in lui vari sentimenti, come l’ammirazione per chi si sacrifica a vantaggio del prossimo. Secondo Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, “per creare l’emozione è indispensabile la specificazione, poiché le nozioni generali, gli schemi astratti non agiscono sull’immaginazione” (8).

Inoltre entra in gioco il terzo elemento fondamentale della retorica, l’ethos, “il carattere che deve assumere l’oratore per accattivarsi l’attenzione e guadagnarsi la fiducia dell’uditorio” (9).

Dobbiamo considerare “oratori” i protagonisti degli episodi raccontati dal primario dell’ospedale di Bergamo, perché “parlano” attraverso le loro azioni straordinarie, come trasformare nel giro di qualche ora un deposito di oggetti inutilizzati in un reparto di terapia intensiva (un’impresa ardua: “non chieda a me come hanno fatto”) o produrre in poco tempo un centinaio di caschi respiratori o aumentare in una notte la disponibilità di ossigeno da 8.000 a 10.000 litri al minuto.

È possibile arrivare al “recupero di reputazione internazionale” – per usare le parole di Matteo Renzi – sfruttando il meccanismo azionato da un peculiare procedimento, la sineddoche particolarizzante (la parte al posto del tutto), cioè facendo in modo che questi italiani siano percepiti come rappresentanti dell’Italia intera, come individui che ne riassumono le qualità. Conseguentemente si estenderà al nostro Paese il giudizio positivo, che sicuramente si esprimerà nei loro confronti. Così la retorica (e chissà in quante altre maniere) può adempiere alla sua funzione euristica.

Ciò che abbiamo detto finora comprende la storia di Cecilia. Pure lei è una persona speciale. Ha trenta anni e, a causa della sindrome di Wolf Hirschhorn, ha avuto problemi fisici e cognitivi. È una commessa di un punto di vendita di Esselunga a Milano. Appartiene dunque a una categoria di lavoratori che ha ricevuto l’elogio anche dal presidente della Repubblica. Nell’emergenza sanitaria non ha rinunciato a essere in prima linea: “Mi piace molto lavorare, tutti mi vogliono bene”. E ancora: “Faccio tante cose  che servono. Poi sono simpatica e non vogliono lasciarmi a casa. Sto attenta, come mi dicono”. Il padre Roberto la definisce “una forza della natura con un grande attaccamento alla vita” e manifesta il suo orgoglio: “Oggi che la vedo fra scaffali e scatole è la mia grande, piccola eroina” (10).

Note

(1) Corriere della Sera, 29 febbraio 2020, p. 14.

(2) Olivier Reboul, Introduzione alla retorica, Il Mulino, 1996, p. 24.

(3) Maurizio Della Casa, Scrivere testi. Il processo, i problemi educativi, le tecniche, La Nuova Italia, 1994, p. 432.

(4) Corriere della Sera, 21 marzo 2020, p. 20.

(5) Sull’“esempio” si veda Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi, 2013, pp. 381-388.

(6) Ernst Robert Curtius, Letteratura europea e Medio Evo latino, La Nuova Italia, 1992, pp. 69 e 70. Il moderno storytelling, ossia la “presentazione in forma narrativa e suggestiva di una realtà, di una vicenda” (lo Zingarelli 2017) presenta una certa affinità con l’exemplum della retorica classica.

(7) Olivier Reboul, op. cit., p. 36.

(8) Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, op. cit., p. 159.

(9) Olivier Reboul, op. cit., p. 21.

(10) Corriere della Sera, 4 aprile 2020, p. 16.