L’argumentum ad judicium

Fra le fallacie, ossia “quegli argomenti che, pur essendo scorretti, appaiono psicologicamente persuasivi” (1), è, secondo Flavia Trupia, “degno di nota anche l’argumentum ad judicium del Movimento 5 stelle. Questo espediente serve ad avvalorare un enunciato, portando come prova il fatto che esso è stato giudicato tale da un vasto gruppo di persone. Ecco il meccanismo: è vero perché lo pensano in tanti. Nel sito del Movimento 5 stelle appare ‘Il programma per l’Italia, scritto dagli italiani’. Peccato che, come emerso, gli italiani che hanno scritto il programma amino copiare senza citare le fonti. Ma questa è un’altra storia” (2).

A proposito di uno dei 38 stratagemmi da lui analizzati, più precisamente il trentesimo, Arthur Schopenhauer osservò: “L’universalità di una opinione […] non costituisce né una prova né un motivo che la rende probabile”. In fondo “a esser capaci di pensare sono pochissimi, ma opinioni vogliono averne tutti: che cos’altro rimane se non accoglierle belle e fatte da altri, anziché formarsele per conto proprio? Poiché questo è ciò che accade, quanto può valere ancora la voce di cento milioni di persone?” (3).

Sembrerebbe che alla teoria del filosofo tedesco si sia richiamato Bill Clinton, che nella sua autobiografia ha raccontato: “Da un nuovo sondaggio del ‘Los Angeles Times’ risultava che il 79% degli americani era contrario ad aiutare il Messico e solo il 18% era favorevole. Replicai: ‘E così, fra un anno, quando avremo un milione di immigrati clandestini in più, saremo inondati di droga proveniente dal Messico e migliaia di persone sulle due rive del Rio Grande saranno senza lavoro, cosa risponderò a chi mi domanderà: Perché non ha fatto qualcosa? Che secondo un sondaggio l’80% degli americani era contrario? Questa è una cosa che dobbiamo fare’”. Effettivamente, “benché all’inizio fosse stata dura, il pacchetto di aiuti funzionò”, al punto che “Tom Friedman, giornalista del ‘New York Times’, definì la garanzia del prestito messicano ‘la decisione di politica estera meno popolare, meno compresa ma più importante della presidenza Clinton’”. Ne consegue, secondo l’ex comandante in capo degli Stati Uniti, che “i sondaggi possono essere utili quando dicono a un presidente cosa pensa il suo popolo e quali sono le argomentazioni più persuasive in un momento particolare, ma non possono imporre una decisione che richiede la massima ponderazione. Il popolo americano ingaggia un presidente perché, sul lungo termine, faccia quanto è giusto per il paese. Aiutare il Messico era la cosa giusta per l’America. Era l’unico indirizzo economico di buon senso e, adottandolo, dimostrammo di essere, ancora una volta, un buon vicino” (4).

Tuttavia è possibile ricorrere all’argumentum ad populum (così ugualmente lo definiscono gli studiosi di retorica) con uno spirito costruttivo. Negli Stati Uniti, durante la campagna elettorale del 1968, il repubblicano Richard Nixon disse: “Se guardiamo l’America oggi, vediamo città avvolte in fumo e fiamme. Sentiamo il suono delle sirene per tutta la notte. Vediamo gli americani morire in campi di battaglia all’estero. Vediamo gli americani odiarsi l’un con l’altro, litigare e uccidersi a casa. Mentre assistiamo a tutto ciò milioni di cittadini si chiedono: siamo giunti fin qui per questo? I nostri ragazzi sono morti in Normandia, Corea e Valley Forge per tutto ciò? Ascoltate la risposta a queste domande. È un’altra voce, è una voce calma nel tumulto del gridare. È la voce della grande maggioranza degli americani, quelli dimenticati, quelli che non urlano e non manifestano. La loro risposta è no!” (5).

Anche Barack Obama, da candidato democratico alla presidenza americana, si appellò al popolo:

“Nelle grandi e nelle piccole città, uomini e donne, giovani e anziani, bianchi, neri e gialli, tutti gli americani condividono la medesima aspirazione verso sogni semplici: un lavoro con un salario che possa mantenere una famiglia, una sanità su cui contare e alla loro portata, una pensione dignitosa e garantita, un’istruzione e opportunità per i nostri ragazzi. Speranze comuni. Sogni americani” e “Sono convinto che gli americani vogliano ritrovarsi di nuovo uniti attorno a un obiettivo comune. Gli americani vogliono riprendersi il sogno americano […] Gli americani non si aspettano certo un governo che risolva ogni loro problema, ma sono stanchi di un governo al servizio di interessi di parte invece che di tutti” (Discorso pronunciato a Bettendorf, Iowa, il 7 novembre 2007)

“Sono convinto che gli americani di qualunque parte hanno voglia di una politica nuova, concentrata non sul ‘come’, ma sul ‘perché’ vincere, concentrata sui valori e gli ideali che abbiamo in comune in quanto americani; una politica che faccia prevalere il buonsenso sull’ideologia, il parlare chiaro sulla propaganda […] Ho parlato agli americani di ogni angolo del paese, uomini e donne che amano la patria e che si chiedono perché abbiamo permesso che la nostra immagine nel mondo si deteriorasse così tanto e in così poco tempo. Sanno che tutto ciò non ci ha resi più sicuri. Sanno che non dobbiamo mai negoziare per paura, ma non dobbiamo mai aver paura di negoziare con i nostri nemici e con i nostri alleati. Provano vergogna per Abu Ghraib e Guantanamo, per le intercettazioni telefoniche illegali e per l’atteggiamento ambiguo sulla tortura. Amano il loro paese e vogliono che i loro ideali e i loro valori più cari siano ristabiliti” (Discorso pronunciato a Des Moines, Iowa, il 27 dicembre 2007)

“Il cambiamento avviene perché il popolo americano lo pretende – perché la gente si alza in piedi e chiede idee nuove, persone nuove e una politica nuova per un tempo nuovo” (Discorso pronunciato a Denver, Colorado, il 28 agosto 2008) (6).

Nel nostro Paese, l’argumentum ad judicium fu alla base dell’iniziativa denominata “Emma for president”, attuata nel 1999 dal partito di Marco Pannella. Essa, come ha scritto Paolo Guarino, “si lega alle elezioni per il Presidente della Repubblica. Rivolgendosi direttamente agli elettori, è proposta la candidatura di Emma Bonino, con una comunicazione che inizia con mailing e affissioni e prosegue in tv. Si tratta di una candidatura impossibile. In Italia non c’è l’elezione diretta del Presidente, e la Bonino partecipa ad una competizione che non c’è, senza alcuna possibilità di vincere. Scelta illogica? Le ragioni emergeranno in tempi brevi”.

Nel primo spot televisivo si sostiene: “Elezioni del presidente della repubblica italiana: sono sempre più numerosi coloro che ritengono Emma Bonino la candidata ideale. E tu cosa vorresti: uno dei soliti o una come Emma?”.

Una maggiore chiarezza si delinea con il secondo spot: “È la candidata alla presidenza con il più ampio consenso popolare, perché lotta per l’affermazione dei diritti umani e della legalità in Italia e nel mondo. Ecco perché oggi Emma Bonino invita tutti a firmare i nuovi referendum per la liberalizzazione dell’impresa e del lavoro, per l’occupazione, per la giustizia giusta, contro l’oppressione fiscale. Anche tu come Emma vai a firmare i referendum, da questo venerdì 30 aprile nel tuo municipio”.

Il terzo spot viene trasmesso per l’anniversario del referendum sul divorzio: “13 maggio 1974: con il risultato del referendum sul divorzio vince l’Italia delle grandi battaglie civili. Oggi, 13 maggio 1999, 25 anni dopo, una forte maggioranza di italiani, quella stessa Italia, vuole Emma Bonino presidente della Repubblica”.

Nel quarto spot si dice: “Per la presidenza della repubblica gli elettori sono solo 1010. Se ignoreranno Emma Bonino a disprezzo della maggioranza degli italiani che la vuole presidente, avete una prova d’appello da non mancare: le elezioni europee. Il 13 giugno votate Emma Bonino e le sue liste per gli stati uniti d’Europa”.

Il medesimo ragionamento viene fatto nel quinto spot e non più in forma ipotetica, giacché ormai Presidente della Repubblica è diventato Carlo Azeglio Ciampi: “Il 13 giugno per le elezioni europee votate come avreste votato voi per il Presidente della Repubblica, come votereste di nuovo sulla giustizia giusta, contro il finanziamento pubblico dei partiti, contro le trattenute fiscali direttamente in busta paga e per la grande riforma all’americana, con soli due o tre partiti e un presidente eletto direttamente. Il 13 giugno, se volete affermare la vostra volontà e non la loro, votate per le liste radicali di Emma Bonino e Marco Pannella, per un’Italia davvero europea, contro ogni proibizionismo, come sul divorzio e sull’aborto, per la liberazione del mercato e dell’impresa, per conquistare gli Stati Uniti d’Europa, con un solo presidente, eletto da tutti i cittadini, un solo esercito, una sola diplomazia. Il 13 giugno, sulla scheda delle elezioni europee, votate e fate votare Lista Emma Bonino” (7).

E così, grazie a un’efficace operazione di marketing politico, dalla falsa vittoria della presidenza della Repubblica si passò alla vittoria vera delle elezioni europee: infatti, con l’8,5% dei voti, i radicali diventarono il quarto partito in Italia.

Possiamo considerare l’argumentum ad populum una variante dell’argomento di autorità, che – hanno rilevato Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca – “si serve degli atti o dei giudizi di una persona o di un gruppo di persone come mezzo di prova in favore di una tesi”.

Come hanno ricordato i due autori, secondo alcuni pensatori, “si tratterebbe dunque di uno pseudo-argomento destinato a camuffare l’irrazionalità delle nostre credenze, facendole sostenere dall’autorità di persone autorevoli, dal consenso di tutti o della maggioranza. Per noi, invece, l’argomento d’autorità è di estrema importanza e, se è sempre permesso in un’argomentazione, di contestarne il valore, non si può scartarlo senz’altro come privo di rilievo, tranne in casi speciali” (8).

È possibile che un’opinione degna di considerazione, attribuibile a una determinata categoria di individui, venga esposta da un appartenente a essa, al quale si dà direttamente la parola. Ciò si osserva nell’autobiografia Bill Clinton, in riferimento, per esempio, a chi preferisce, come è giusto che sia, ottenere un impiego, anziché approfittare del sostegno materiale da parte dell’amministrazione statale: “Aveva quasi quarant’anni. Si chiamava Lillie Hardin e aveva trovato da poco lavoro come cuoca. Le domandai se pensava che le persone in buona salute beneficiarie di assistenza sociale dovessero essere costrette ad accettare un lavoro, qualora disponibile. ‘Certo che sì’ rispose. ‘Altrimenti staremmo tutto il giorno a guardare sceneggiati alla televisione’. Poi domandai a Lillie quale fosse la cosa migliore di una vita senza assistenza e lei rispose senza alcuna esitazione: ‘Quando va a scuola e gli chiedono che lavoro fa sua madre, mio figlio può dare una risposta’. Era la migliore argomentazione che abbia mai sentito a favore della riforma per l’assistenza sociale”

Ci sono poi quelli che privilegiano l’altruismo rispetto all’egoismo: “I repubblicani proponevano addirittura di tagliare i servizi e gli aiuti necessari ai disabili […] Una sera ricevetti una telefonata da Tom Campbell, mio compagno di stanza per quattro anni a Georgetown. Tom era un pilota di linea che conduceva una vita confortevole ma non era affatto ricco. Con una voce incrinata, mi confessò di essere preoccupato per le proposte dei tagli al bilancio inerenti i servizi per i disabili. Sua figlia Clara aveva una paralisi cerebrale, come la sua migliore amica, cresciuta da una madre nubile che lavorava a salario minimo, con un’ora di autobus all’andata e una al ritorno dal posto di lavoro. Tom […] mi chiese: ‘Fammi capire bene: a me daranno un taglio alle tasse e alla mamma dell’amica di Clara taglieranno gli aiuti per pagare la sedia a rotelle della bambina e le quattro o cinque paia di costose scarpe speciali di cui ha bisogno ogni anno e l’abbonamento gratuito per andare e tornare dal suo posto di lavoro a salario minimo?’. ‘L’hai detto’ risposi. E lui allora: ‘Bill, è immorale. Devi impedirlo’”

Riguardo alle dimostrazioni di solidarietà, in occasione degli attacchi da parte dei suoi antagonisti per la vicenda Monica Lewinsky, Clinton ha raccontato: “I regali di Natale più belli che ricevetti quell’anno [1998] furono le espressioni di calore e sostegno da parte di cittadini comuni. Una ragazzina di tredici anni del Kentucky mi scrisse che avevo fatto uno sbaglio, ma non potevo arrendermi, perché i miei avversari erano ‘cattivi’. E un bianco di ottantasei anni di New Brunswick, New Jersey, dopo aver detto alla sua famiglia che andava ad Atlantic City e sarebbe tornato in giornata, prese invece un treno per Washington, poi un taxi fino alla casa del reverendo Jesse Jackson. Quando fu accolto dalla suocera di Jesse, le disse che si trovava lì perché il reverendo Jackson era l’unica persona di cui aveva sentito dire che era in contatto con il presidente e voleva mandarmi un messaggio: ‘Dica al presidente di non mollare. Io c’ero quando i repubblicani cercarono di distruggere Al Smith (il nostro candidato alla presidenza nel 1928) perché era cattolico. Non può arrendersi a quella gente’. L’uomo era poi risalito sul suo taxi, era tornato alla Union Station e aveva preso il primo treno per tornare a casa. Lo chiamai per ringraziarlo” (9).

In una sua opera Bararck Obama ha ricordato un incontro significativo: “Mi si avvicinò un uomo fra i trenta e i quarant’anni, vestito con pantaloni kaki e una maglietta da golf, esprimendo la speranza che quest’anno il Congresso facesse qualcosa per la ricerca sulle cellule staminali. ‘Ho il morbo di Parkinson allo stato iniziale’ mi disse ‘e un figlio di tre anni. Probabilmente non riuscirò mai a giocare a nascondino con lui. So che per me può essere troppo tardi, ma non c’è motivo per cui qualcun altro debba passare quel che sto passando io’” (10).

 

In Italia, durante la campagna elettorale del 1996, Walter Veltroni si richiamò a un soggetto, rappresentativo di un particolare gruppo: “Sto misurando la stanchezza degli spettatori di fronte ai cento faccia a faccia di politici in tv. Sempre le stesse parole, motivo conduttore la rissa. Si, c’è in giro una voglia di non essere solo spettatori ma anche cittadini. Un giorno a Piazza Vittorio a Roma si avvicina a me un ragazzo. Dice: sono di destra ma stavolta voto per lei, perché non urla. Ho i testimoni, è andata proprio così” (La Repubblica, 14 aprile 1996, p. 4).

A una simile tecnica, detta della “voce di popolo”, ci si ispirò nella realizzazione di un messaggio pubblicitario televisivo, nell’imminenza dell’assemblea nazionale donne di Forza Italia, tenutasi il 28 marzo 1999: “In questa Italia per noi donne c’è molto da cambiare”, “Vorrei vedere in giro meno sporco e meno disordine”, “Una pensione più dignitosa per arrivare alla fine del mese”, “Avere a disposizione un giardino o un parco pulito e senza pericoli”, “Un orario di lavoro più flessibile per non trascurare la mia famiglia”, “Un futuro più sicuro per i miei ragazzi”, “Per questo abbiamo deciso di aderire a Forza Italia”.

Come si precisa in un lavoro di Paolo Guarino, “ciascuna frase è pronunciata da una donna: in ordine si tratta di una insegnante in classe, una ragazza all’aperto, una signora anziana, una mamma con un bimbo in braccio, una ragazza in ufficio, una mamma in salotto con i figli, una ragazza bionda […] Ogni donna è diversa dalle altre e rappresenta una fetta distinta di pubblico femminile: c’è una segmentazione di target interna allo spot” (11).

L’individuo, che rispecchia il pensiero di un’intera categoria, presenta una qualche affinità con la figura-esemplare. Per mezzo di tale espressione Ernst Robert Curtius indica “l’incarnazione di una certa qualità in un personaggio” (12).

NOTE

(1) IRVING COPI, Introduzione alla logica, Il Mulino, 1964, p. 67.

(2) FLAVIA TRUPIA, “Processo all’opinione pubblica”, in Huffington Post, 1 marzo 2018.

(3) ARTHUR SCHOPENHAUER, L’arte di ottenere ragione esposta in 38 stratagemmi, Adelphi, 1992, pp. 54 e 56.

(4) BILL CLINTON, My Life, Mondadori, 2004, pp. 694-695.

(5) Riportato in KLAUS DAVI, I conta balle. Le menzogne per vincere in politica, Marsilio, 2005, p. 39.

(6) BARACK OBAMA, La promessa americana. Discorsi per la presidenza, Donzelli, 2008, pp. 109 e 112-113, 121-122, 180.

(7) PAOLO GUARINO, “Gli spot politici: 1999-2000”, in ISABELLA PEZZINI, Lo spot elettorale. La vicenda italiana di una forma di comunicazione politica, Meltemi, 2001.

(8) CHAΪM PERELMAN, LUCIE OLBRECHTS-TYTECA, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi, 2013, pp. 331 e 332.

(9) BILL CLINTON, op. cit., pp. 352, 715, 903-904.

(10) BARACK OBAMA, L’audacia della speranza. Il sogno americano per un mondo nuovo, Rizzoli, 2007, pp. 199-200.

(11) PAOLO GUARINO, op. cit., pp. 79-80.

(12) ERNST ROBERT CURTIUS, Letteratura europea e Medio Evo latino, La Nuova Italia, 1992, p. 70. Su exempla e figure-esemplari si possono leggere due articoli, pubblicati nel nostro sito il 16 e il 27 febbraio 2017.