Le parole della violenza sulle donne

Vaccinarsi contro le parole che vogliono isolare, intimidire e demoralizzare le donne

Se le conosci, ti vaccini. Nella Giornata contro la violenza sulle donne, riporto una breve lista che nasce da un’intervista a un mio amico, dai discorsi delle donne e da una mia esperienza personale.

Iniziamo. Esistono vari livelli di violenza sulle donne, che si portano dietro il loro linguaggio.

1 Parole violente contro le donne e mancanza di autostima

Luciano Palmerino, autore televisivo e mio amico, per il suo lavoro ha intervistate moltissime donne maltrattate e mi ha indicato quali sono le parole spia, quelle che devono accendere un campanello d’allarme. Le indico di seguito, insieme al sentimento al quale sono legate.

Possessività. “O mia o di nessun altro”.

Cercare di generare dipendenza economica. Quando la donna va a fare un colloquio di lavoro, la battuta tipica per demoralizzarla è “Tanto non ti prendono!”. L’obiettivo è fare in modo che la donna sia dipendente economicamente.

Isolamento. “La tua amica è stupida”, “la tua famiglia ce l’ha con te”.

Mancanza di autostima. Sono altrettanto pericolose le parole che la donna maltrattata dice a sé stessa: “me lo merito!”. Nessuno merita la violenza!

2 Tanto, noi donne non andiamo mai bene

Lo sottolinea Rula Jebreal nel suo discorso al Festival di Sanremo 2020. “Noi donne non siamo mai innocenti. Non lo siamo perché abbiamo denunciato troppo tardi, perché abbiamo denunciato troppo presto, perché siamo tropo belle o troppo brutte perché eravamo troppo disinibite e ce la siamo voluta”.

3 Violenza sottile, che delegittima le donne

Tanti anni fa ero in una sala riunioni. Intorno al tavolo erano seduti solo uomini. Io ero l’unica donna. Un tizio si gira e mi rivolge per la prima volta lo sguardo: “Signorina, ci porta l’acqua?”. La delegittimazione sulle donne può essere sottile. Certo, niente a che vedere con la violenza fisica. Ma bisogna ammettere che questo è uno dei modi per intimidire le donne, soprattutto quelle più giovani.

Episodi del genere non capitano solo alle ragazze. Tutti ricordano il caso del Sofà Gate dell’aprile 2021. In un incontro ufficiale, il presidente della Turchia Erdogan non fa predisporre una sedia per la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Nella sala ci sono solo due sedie: una per lui e l’altra per Charles Michel, presidente Consiglio Europeo. Il presidente turco giustifica l’accaduto riferendosi a un non ben identificato trattato internazionale. Dopo un paio di settimane, von der Leyen commenta l’episodio: “Non riesco a trovare alcuna giustificazione nei trattati europei per il modo in cui sono stata trattata. Quindi, devo concludere, è successo perché sono una donna.”

4 Insulti sul corpo della donna

Bisogna tristemente ammettere che gli insulti sul corpo, il body shaming, provengono anche dalle donne stesse che offendono altre donne. È pazzesco, ma è così. Il 9 novembre 2021 la stand up comedian Michela Giraud a Le Iene pronuncia un bel discorso sugli insulti via social. Le hanno scritto “sei grassa”, “sei volgare”. E qualcuno le ha scritto: “fai schifo”. Sì, proprio così. Senza giri di parole. La sua reazione è stata mettere un bel like e affermare: “ma quanto è bello fare schifo! In un’epoca dove tutti siamo prigionieri dello sguardo degli altri, darci la possibilità di fare schifo è un atto rivoluzionario […]. Fare schifo è un diritto!”. Un modo molto elegante per non mettersi allo stesso livello dell’hater. E poi, come dice Michela, “facciamo tutte schifo, ma abbiamo anche dei difetti!”.

 

Credit foto: Università di Pavia