Propaganda per i foreign fighters

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Contro-propaganda o propaganda alternativa? Charlie Winter, studioso della comunicazione dello Stato Islamico è convinto che il fascino che l’Isis esercita sui foreign fighters si debba battere con la propaganda alternativa, ossia opponendo argomentazioni altrettanto persuasive. In altre parole, invece di smontare le argomentazioni dell’Isis, si dovrebbero studiare argomentazioni ancora più seducenti. Facile a dirsi, non tanto a farsi.
Tuttavia Winter ha pubblicato un interessante studio sulla propaganda dell’Isis per il think tank del Quilliam Group.
Il quotidiano online Il Post ha dedicato al tema un interessante articolo, dal quale emerge un’analisi degli strumenti di comunicazione dello Stato Islamico: la stazione radio al Bayan; la casa editrice al Himma Library che pubblica il in lingua inglese il mensile Dabiq; l’agenzia di news non ufficiale Amaq.
Ovviamente non mancano i social media. Nell’immagine sopra, uno schema pubblicato nel gennaio 2016 dal Wall Street Journal con una classifica dei canali di comunicazione che l’Isis considera “sicuri”.
Nella comunicazione dello Stato Islamico, inoltre, è strategico il ruolo dei video. Talmente strategico che le scene delle decapitazioni dei prigionieri sembra che vengano provate più volte per ottenere l’effetto cinematografico migliore.
Leggi l’articolo de Il Post