Renzi, la sconfitta del referendum e l’epanortòsi

 

di Giorgio Matza

Fra le numerose figure retoriche, utilizzate più o meno frequentemente dagli uomini politici nei loro discorsi pubblici, c’è l’epanortòsi o correzione, che consiste nella sostituzione di una parola con un’altra più appropriata. È possibile attuare il cambiamento per mezzo di espressioni come “anzi”, “per meglio dire”, “ma che dico?” ecc. Si ritorna su ciò che si è appena detto per precisare, più specificatamente: a) per sfumare, addolcire o, addirittura, ritrattare del tutto; b) per rafforzare, con una tematizzazione, cioè con una evidenziazione nel discorso (1).

Rientra fra le tecniche di attenuazione in un caso e d’insistenza nell’altro. Con le prime il destinatario della comunicazione, per Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, <preso da fiducia per quest’eccesso di moderazione nelle conclusioni, va spontaneamente più in là di quanto avrebbe fatto se l’autore avesse voluto condurvelo per forza>. In altri termini <dànno un’impressione favorevole di ponderatezza, di sincerità e concorrono a distogliere dall’idea che l’argomentazione sia un espediente, un artificio> (2).

Le seconde, invece, vengono utilizzate dall’emittente del messaggio per attirare o ravvivare l’attenzione del ricevente e per sottolineare un determinato elemento, ossia per corroborare il concetto che si vuole enunciare.

Nella Retorica ad Erennio si legge: <“Non sarebbe quindi preferibile, dirà qualcuno, fermarsi sulle parole migliori e meglio scelte già dall’inizio, specialmente quando si scrive?”. Vi sono dei casi, in cui non è preferibile, se il cambiamento della parola servirà a mostrare che la cosa è di tal fatta, che, espressa con una parola comune, sembra detta troppo fiaccamente e, ricorrendo a una parola più scelta, il fatto prende rilievo. Se si fosse giunti direttamente a quella parola, non ci saremmo accorti del rilievo della parola, né della cosa> (3).

Il rafforzamento si rinviene nei seguenti passi, ricavati rispettivamente dalla produzione discorsiva di Silvio Berlusconi e di Walter Veltroni:

<Non ho guadagnato una lira dal mio ingresso in politica; anzi, ho messo i miei interessi personali a disposizione del Paese>

<Allora [per le elezioni del 27 marzo 1994] sì che fu compiuta una lampante, quanto efficace, operazione di furbizia. Diciamo meglio: un trucco. Il Cavaliere dispose le sue schiere di Forza Italia alleandosi al Nord con i leghisti di Bossi e al Sud con i postfascisti di Fini. Poco male se i due si lanciarono insulti e minacce per tutta la campagna elettorale. E se spergiurarono che mai avrebbero governato insieme. Si sedettero poi assieme al governo. E finì presto come doveva finire> (4).

Un altro esempio di correzione si trova in un intervento di Bettino Craxi: <Il lavoro del Partito deve continuare con coerenza portando avanti il processo di rinnovamento: anzi, come anch’io preferisco dire, del rinnovamento nella continuità> (Torino, 2 aprile 1978).

Così il leader socialista dimostrava di tendere – ha osservato Paola Desideri – <alla chiarezza delle idee e della loro formulazione linguistica, […] condizione ineludibile per il successo dell’orazione: la comprensibilità del messaggio è un requisito indispensabile per la sua credibilità e accettazione> (5).

Recentemente Matteo Renzi ha usato l’epanortòsi, con una particolare incisività, a proposito della sconfitta nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Infatti, nella relazione all’assemblea nazionale del Partito democratico, il 18 dicembre, a Roma, ha sostenuto: <Non abbiamo perso. Abbiamo straperso> (6).

Tale affermazione congloba il procedimento stilistico di cui si sta trattando e altri strumenti retorici: innanzitutto un mezzo di persuasione di ordine affettivo, l’ethos, ovvero <il carattere che deve assumere l’oratore per accattivarsi l’attenzione e guadagnarsi la fiducia dell’uditorio>. Infatti <quali che siano i suoi argomenti logici, essi non hanno alcun potere senza questa fiducia> (7).

Come già aveva fatto nella conferenza stampa del 5 dicembre, Renzi ha accettato lo smacco con grande eleganza e ha proposto così un’immagine di sé come persona leale, diversa rispetto a quella di certi politici, che vanno sempre alla ricerca di giustificazioni per i loro insuccessi elettorali. È assolutamente calzante quanto ha rilevato Flavia Trupia: <Non si è lamentato, non ha accusato, si è preso tutta la colpa e non ha pronunciato la frase deprimente “non siamo stati capiti” o peggio “non siamo stati capaci di comunicare”> (8).

In altri termini ha prodotto un effetto di straniamento, dando una percezione nuova, inconsueta, inedita, per mezzo di un elemento insolito, inat­teso, strano, sorprendente, di una realtà già nota. Nella fattispecie quest’ultima è rappresentata dai ragionamenti cervellotici, con i quali solitamente si cerca di nascondere una batosta (9).

Si determina un ulteriore esito straniante all’interno dell’asserzione del segretario del Partito democratico, costituita da due proposizioni: infatti la prima (<non abbiamo perso>) provoca una delusione delle aspettative, in quanto il pubblico si sarebbe aspettato una conferma del riconoscimento del risultato negativo. Tuttavia con la battuta a sorpresa nella seconda frase (<abbiamo straperso>) si ristabilisce ciò che per un attimo era stato messo in discussione (10).

Inoltre la sequenza dei due termini “perso” e “straperso”, proprio perché mirante ad un rafforzamento, produce un climax, la figura retorica di carattere sintattico che consiste nella successione di parole o gruppi di parole in forma di progressione a scala, cioè secondo una gradazione ascendente per suggerire un effetto progressivamente più intenso, di amplificazione, passando dal vocabolo più debole al più forte (quello che segue dice sempre un po’ di più di quello che lo precede) (11).

La correzione si può usare anche nella forma <non…, ma…> per privilegiare un’idea rispetto ad un’altra, come nei seguenti casi.

Silvio Berlusconi: <Non i cittadini nelle mani dello Stato, ma lo Stato nelle mani dei cittadini, non i cittadini al servizio dello Stato, ma lo Stato al servizio dei cittadini> (12).

Tony Blair: <Una cosa mi è chiara: la sterilità dell’opposizione. Non ho aderito al Partito laburista per protestare, ma per governare e ne farò un partito di governo>.

Questo tipo di epanortòsi è frequentissimo nel discorso politico americano. Lo dimostrano gli esempi che si riportano successivamente.

 

Martin Luther King: <Forse è vero che la legge non può convincere un uomo ad accettarmi, ma può impedirgli di linciarmi e penso che anche questo abbia una sua importanza>.

Al Gore: <Non ho passato l’ultimo quarto di secolo in cerca di ricchezza personale. Ho passato l’ultimo quarto di secolo combattendo per gli uomini e le donne che lavorano, della classe media negli Stati Uniti d’America> (13).

John F. Kennedy:

<Non siamo qui per maledire le tenebre ma per accendere la candela che ci guidi attraverso le tenebre verso un futuro più sicuro e giudizioso>

<La nuova frontiera […] sintetizza non ciò che io intendo offrire al popolo americano, bensì quel che intendo chiedere al popolo americano>

<A quanti, nelle baracche e nei villaggi di mezzo mondo, si battono per spezzare le catene della miseria, promettiamo che faremo di tutto per aiutarli ad aiutarsi da soli, per tutto il tempo che occorrerà; e non perché potrebbero farlo i comunisti, non perché puntiamo ai loro voti, ma perché è giusto che sia così>

<Americani, non chiedetevi cosa il vostro paese può fare per voi, chiedetevi cosa voi potete fare per il vostro paese. Cittadini di tutto il mondo, non chiedetevi cosa l’America farà per voi, ma cosa insieme possiamo fare per la libertà dell’uomo> (14).

Bill Clinton:

<La nostra Amministrazione ha fatto tutto quanto poteva […] per condividere le nostre aspirazioni e i nostri valori non in astratto ma in modi concreti che diano vantaggi immediati al popolo americano> (15)

<È per questo che siamo qui a Cleveland. Non per salvare il Partito democratico ma gli Stati Uniti d’America>

<Ma vi chiedo anche di continuare a essere americani, di pensare non solo a ricevere ma anche a dare, non solo ad attribuire colpe ma anche ad assumervi responsabilità, a preoccuparvi non solo di voi stessi ma anche degli altri>

<Dissi che il popolo americano non voleva “la coabitazione tra il presidente di un partito e il Congresso di un altro… destinata ad alimentare una politica fatta di deplorevoli battibecchi su questioni futili e di estrema faziosità”, voleva invece che i politici lavorassero insieme alla realizzazione della “missione dell’America”> (16).

Barack Obama:

<Ciò che ci ha impedito di far fronte a queste sfide non è la mancanza di politiche valide e di programmi adeguati. A impedircelo è stato il fallimento della leadership, il basso profilo della nostra politica, la facilità con cui ci lasciamo sviare dalle meschinità e dalle volgarità, la cronica tendenza a svicolare di fronte alle decisioni importanti, a preferire risultati politici modesti piuttosto che rimboccarsi le maniche e costruire un consenso adeguato per aggredire i problemi seri>

<Ecco perché oggi io mi candido. Non tanto per ricoprire una carica, ma per unirmi a voi e trasformare una nazione>

<Non mi sono candidato alla presidenza per soddisfare un’ambizione coltivata da tempo, o perché credevo che in qualche modo mi fosse dovuto. Ho deciso di candidarmi per quello che Martin Luther King definiva “la feroce urgenza dell’adesso”. Perché siamo a un passaggio cruciale della nostra storia>

<Il nostro spirito americano – quella promessa americana – […] ci porta a fissare lo sguardo non verso ciò che si vede, ma verso ciò che non si vede, verso quel posto migliore che sta dietro l’angolo> (17)

<La vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dalla portata della nostra ricchezza, ma dal potere inesauribile dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità, speranza incondizionata> (18).

L’epanortòsi basata sulla forma <non…, ma…> solitamente si associa alla gerarchia di valori, che Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca classificano tra gli oggetti di accordo dell’uditorio, ossia <quanto si ritiene ammesso da parte degli ascoltatori>. Secondo gli autori del Trattato dell’argomentazione, <accanto a gerarchie concrete, come quella che esprime la superiorità degli uomini sugli animali, esistono gerarchie astratte, come quella che esprime la superiorità del giusto sull’utile> (19). A quest’ultima s’ispirava evidentemente l’affermazione di John F. Kennedy (contenuta nel terzo dei passi tratti da suoi discorsi), che congloba lo strumento retorico dell’ethos, giacché il parlante si presentava come persona incline non all’opportunismo, ma all’equità.

Per concludere con un capolavoro della nostra letteratura, nella prima sequenza del capitolo VIII del romanzo I Promessi Sposi, dedicata al matrimonio per sorpresa, si parla dello scambio dei ruoli dei personaggi: <Renzo, che strepitava di notte in casa altrui, che vi s’era introdotto di soppiatto, e teneva il padrone stesso assediato in una stanza, ha tutta l’apparenza d’un oppressore; eppure, alla fin de’ fatti, era l’oppresso. Don Abbondio, sorpreso, messo in fuga, spaventato, mentre attendeva tranquillamente a’ fatti suoi, parrebbe la vittima; eppure, in realtà, era lui che faceva un sopruso. Così va spesso il mondo… Voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo…>.

Nel commento finale il narratore ricorre alla correzione, con un’evidente funzione retorica, giacché dà l’impressione di pensare pessimisticamente che in verità la situazione non sia cambiata e che forse non cambierà mai.

 

NOTE

(1) ANGELO MARCHESE, Dizionario di retorica e di stilistica, Mondadori, 1978, BICE MORTARA GARAVELLI, Manuale di retorica, Bompiani, 1991, OLIVIER REBOUL, Introduzione alla retorica, Il Mulino, 1996, GIANFRANCA LAVEZZI, Breve dizionario di retorica e stilistica, Carocci, 2004. Le definizioni proposte dai suddetti autori presentano qualche lieve differenza.

Nell’avvertenza, con cui termina la prefazione alla sua opera, Olivier Reboul lamenta che <al primo approccio, la retorica scoraggia per il suo vocabolario>. E ironicamente puntualizza: <Importa dunque sapere che l’epanortòsi non è una malattia della pelle>, ma <è una correzione retorica, che produce un effetto di sincerità (“o piuttosto, a dire il vero…”)>.

(2) CHAΪM PERELMAN, LUCIE OLBRECHTS-TYTECA, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi, 2013, p. 503.

(3) CORNIFICIO, Retorica ad Erennio, IV, 26, 36.

(4) Riportati in  Panorama, 7 marzo 1996, p. 19 e Corriere della Sera, 23 febbraio 1996, pp. 1 e 3.

(5) PAOLA DESIDERI, Il potere della parola. Il linguaggio politico di Bettino Craxi, Marsilio, 1987, p. 14.

(6) Riportato in Corriere della Sera, 19 dicembre 2016, p. 2.

(7) OLIVIER REBOUL, op. cit., pp. 21 e 69.

(8) FLAVIA TRUPIA, <Il discorso dei perdenti. Troppo vecchi per piangere, troppo dolore per ridere>, in L’Huffington Post, 7 dicembre 2016.

(9) Sullo straniamento si veda ANGELO MARCHESE, op. cit.

(10) Della delusione delle aspettative si parla già in un classico della retorica, in MARCO TULLIO CICERONE, Dell’oratore, Biblioteca Universale Rizzoli, 2001, p. 487.

(11) FEDERICO RONCORONI, Testo e contesto, Arnoldo Mondadori Editore, 1985, p. 1138.

Un interessante caso di climax, ripetuto tre volte, si trova in un discorso pronunciato da Bill Clinton alla Freedom House di Washington, il 6 ottobre 1995: <La nostra sicurezza personale, familiare e nazionale risente dell’influsso della nostra politica riguardo al terrorismo, sia in patria, sia all’estero. La nostra prosperità personale, familiare e nazionale è influenzata dalla nostra politica rispetto all’economia di mercato, sia in patria, sia all’estero. Il nostro futuro personale, quello delle nostre famiglie e quello della nazione dipendono dalla politica che adottiamo sull’ambiente, sia in patria, sia all’estero> (in sito web).

(12) Riportato in MARIA SQUARCIONE, <Il “flusso” retorico del cavaliere: Berlusconi tra ieri e oggi>, in sito web. L’affermazione di Berlusconi costituisce uno slogan particolarmente efficace, perché caratterizzato dalla presenza del chiasmo complicato (o antimetatesi o antimetabole), risultante dalla permutazione nell’ordine delle stesse parole per produrre un capovolgimento di senso.

(13) Riportato in CRISTIAN VACCARI, Il discorso politico nelle elezioni presidenziali Usa 2000, in sito web.

(14) JOHN F. KENNEDY, La nuova frontiera. Scritti e discorsi (1958-1963), Donzelli Editore, 2009, pp. 41, 44, 59, 62. L’esortazione agli Americani nell’ultimo passo contiene il chiasmo complicato (cfr. la nota 11).

(15) Discorso pronunciato da Bill Clinton alla Freedom House di Washington, il 6 ottobre 1995, in sito web.

(16) BILL CLINTON, My Life, Mondadori, 2004, pp. 390, 475, 798.

(17) BARACK OBAMA, La promessa americana. Discorsi per la presidenza, Donzelli, 2008, pp. 6-7, 11-12, 121, 181.

(18) LUCIANO CLERICO, Barack Obama. Come e perché l’America ha scelto un nero alla Casa Bianca, Edizioni Dedalo, 2008, pp. 262-263.

(19) CHAΪM PERELMAN, LUCIE OLBRECHTS-TYTECA, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi, 2013, pp. 71 e 87.