Sergio Mattarella, “the” oratore

Il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Mattarella, trasmesso in tv il 31 dicembre, ha suscitato interesse per i suoi contenuti. È sicuramente apprezzabile però anche nell’ottica dell’analisi retorica (1).

A proposito di “una foto dell’Italia vista dallo spazio”, Sergio Mattarella ha detto: “Vorrei condividere con voi questa immagine. Con un invito: proviamo a guardare l’Italia dal di fuori, allargando lo sguardo oltre il consueto. In fondo, un po’ come ci vedono dall’estero. Come vedono il nostro bel Paese, proteso nel Mediterraneo e posto, per geografia e per storia, come uno dei punti di incontro dell’Europa con civiltà e culture di altri continenti. Questa condizione ha contribuito a costruire la nostra identità, sinonimo di sapienza, genio, armonia, umanità. È significativo che, nell’anno che si chiude, abbiamo celebrato Leonardo da Vinci e, nell’anno che si apre, celebreremo Raffaello. E subito dopo renderemo omaggio a Dante Alighieri”.

Innanzitutto, quando descrive “il nostro bel Paese […] come uno dei punti di incontro dell’Europa con civiltà e culture di altri continenti”, l’oratore ricorre alla cosiddetta “definizione retorica”. Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca la considerano “una figura di scelta, perché utilizza la struttura della definizione non per fornire il senso di una parola, ma per dar rilievo ad alcuni aspetti di una realtà che rischierebbero di rimanere oscuri” (2).

Si coglie pure l’eziologia, che, secondo Armando Plebe e Pietro Emanuele, consiste nel “dirigere la propria argomentazione nella direzione dell’attribuire uno o più fatti accaduti alle cause che si ritiene opportuno evidenziare in luogo di altre possibili cause degli stessi effetti” (3): esattamente là dove si rileva che “questa condizione ha contribuito a costruire la nostra identità, sinonimo di sapienza, genio, armonia, umanità”. In tale maniera si attua una trasposizione di valore dall’effetto (“la nostra identità”) alla causa, costituita dai contatti con popolazioni diverse.

Sulla base del procedimento dell’allusione (si dice una cosa per farne intendere in aggiunta una, che non si vuole dichiarare apertamente e quindi si sottintende, ma comunque si evoca), qualcuno potrebbe intravedervi una critica a una gestione troppo intransigente del fenomeno migratorio e una disponibilità a una politica di accoglienza.

Riguardo alla “nostra identità”, si passa poi all’argomentazione per mezzo dell’esempio con l’accenno a Leonardo da Vinci, Raffaello e Dante Alighieri.

Il medesimo tipo di ragionamento si delinea successivamente in rapporto a un importante problema: “Torniamo con il pensiero alle popolazioni delle città minacciate, come Venezia, dei territori colpiti dai sismi o dalle alluvioni, delle aree inquinate, per sottolineare come il tema della tutela dell’ambiente sia fondamentale per il nostro Paese”.

Ernst Robert Curtius ha osservato che, exemplum (paradeigma) è un termine tecnico della retorica classica a partire da Aristotele e significa ‘narrazione addotta come dimostrazione’”, mentre con l’espressione “figura-esemplare (eikón, imago)” si indica “l’incarnazione di una certa qualità in un personaggio” (4).

Nell’intervento presidenziale emerge la celebrazione del coraggio: “Due mesi fa vicino Alessandria, tre Vigili del Fuoco sono rimasti vittime dell’esplosione di una cascina, provocata per truffare l’assicurazione. Nel ricordare – per loro e per tutte le vittime del dovere – che il dolore dei familiari, dei colleghi, di tutto il Paese non può estinguersi, vorrei sottolineare che quell’evento sembra offrire degli italiani due diverse immagini che si confrontano: l’una nobile, l’altra che non voglio neppure definire. Ma l’Italia vera è una sola: è quella dell’altruismo e del dovere. L’altra non appartiene alla nostra storia e al sentimento profondo della nostra gente. Quella autentica è l’Italia del Sindaco di Rocca di Papa, Emanuele Crestini. Nell’incendio del suo municipio ha atteso che si mettessero in salvo tutti i dipendenti, uscendone per ultimo. Sacrificando così la propria vita”.

È l’unico momento, in cui si avverte un tono giustamente polemico, che coincide con l’argomento del paragone per contrasto, al quale si unisce la preterizione. Attraverso di essa in generale si sostiene l’intenzione di tacere o l’impossibilità di dire ciò che però si afferma, sebbene brevemente, dandogli maggiore rilievo. Effettivamente con certe formule, come “per non dire…”, si enfatizza, ma contemporaneamente si realizza un’attenuazione e il destinatario del messaggio, come hanno constatato i due studiosi dell’argomentazione, “preso da fiducia per quest’eccesso di moderazione nelle conclusioni, va spontaneamente più in là di quanto avrebbe fatto se l’autore avesse voluto condurvelo per forza”. Nel caso in questione, si lascia semplicemente capire, anziché dichiarare esplicitamente (nella frase “non voglio neppure definire” sono implicite parole quali “abietto”, “ignobile”, “infame”) e tale forma espressiva assume in aggiunta la funzione di figura della comunione, giacché “l’oratore si sforza di far partecipare attivamente l’uditorio alla sua esposizione, prendendolo a parte di essa, sollecitando il suo concorso” (5).

Nel discorso di fine anno di Sergio Mattarella è piuttosto frequente l’impiego della prova, portata a sostegno di un’opinione, che consiste nella trasposizione di valore dal fine al mezzo, in quanto, secondo Perelman e Olbrechts-Tyteca, “il fine valorizza i mezzi” (6).

Ecco alcune occorrenze:

“Naturalmente, per promuovere fiducia, è decisivo il buon funzionamento delle pubbliche istituzioni che devono alimentarla, favorendo coesione sociale. Questo è possibile assicurando decisioni adeguate, efficaci e tempestive sui temi della vita concreta dei cittadini”

“Le scelte ambientali non sono soltanto una indispensabile difesa della natura nell’interesse delle generazioni future ma rappresentano anche un’opportunità importante di sviluppo, di creazione di posti di lavoro, di connessione tra la ricerca scientifica e l’industria”

“Occorre, al tempo stesso, investire molto sui giovani. Diamo loro fiducia, anche per evitare l’esodo verso l’estero. Diamo loro occasioni di lavoro correttamente retribuito”

“È una virtù da coltivare insieme, quella del civismo, del rispetto delle esigenze degli altri, del rispetto della cosa pubblica. Argina aggressività, prepotenze, meschinità, lacerazioni delle regole della convivenza”

“La cultura è un grande propulsore di qualità della vita e rende il tessuto sociale di un Paese più solido”.

Nel suo intervento il Presidente della Repubblica ha ricordato: “Incontro sovente Capi di Stato, qui in Italia o all’estero. Registro ovunque una grande apertura verso di noi, un forte desiderio di collaborazione. Simpatia nei confronti del nostro popolo. Non soltanto per il richiamo della sua arte e dei paesaggi, per la sua creatività e per il suo stile di vita; ma anche per la sua politica di pace, per la ricerca e la capacità italiana di dialogo nel rispetto reciproco, per le missioni delle sue Forze Armate in favore della stabilità internazionale e contro il terrorismo, per l’alto valore delle nostre imprese e per il lavoro dei nostri concittadini. Vi è una diffusa domanda di Italia”.

In qualche modo, si è utilizzato l’argomento d’autorità. Esso – citiamo ancora i due autori del Trattato dell’argomentazione – “si serve degli atti o dei giudizi di una persona o di un gruppo di persone come mezzo di prova in favore di una tesi”. Proclamiamo dunque le “nostre credenze, facendole sostenere dall’autorità di persone autorevoli, dal consenso di tutti o della maggioranza” (7): nello specifico relativamente all’importanza del nostro ruolo nel mondo.

Tale tecnica argomentativa s’individua pure nei due passi seguenti. In entrambi è associata alla gnome, il procedimento con il quale si enuncia brevemente, per esempio in forma di proverbio, un principio generale, magari derivante da un’esperienza particolare:

“Una associazione di disabili mi ha donato per Natale una sedia. Molto semplice ma che conserverò con cura perché reca questa scritta: ‘Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi’. Esprime appieno il vero senso della convivenza”

“Saluto Luca Parmitano – il primo astronauta italiano al comando della stazione spaziale internazionale – impegnato nella frontiera avanzata della ricerca nello spazio, in cui l’Italia è tra i principali protagonisti. Da lassù, da quella navicella – come mi ha detto quando ci siamo collegati – avverte quanto appaiano incomprensibili e dissennate le inimicizie, le contrapposizioni e le violenze in un pianeta sempre più piccolo e raccolto. E mi ha trasmesso un messaggio che faccio mio: la speranza consiste nella possibilità di avere sempre qualcosa da raggiungere. È questo l’augurio che rivolgo a tutti voi!”.

Gli elementi esaminati finora rientrano nel logos, lo strumento retorico di carattere razionale contraddistinto – ha rilevato Olivier Reboul – dalla “attitudine a convincere grazie alla sua apparenza di logicità e al fascino del suo stile” e che quindi “concerne l’argomentazione propriamente detta” (8).

Nell’ultimo estratto ricavato dal discorso di Mattarella si delinea però l’impiego del pathos. Con esso l’emittente punta a suscitare sentimenti, emozioni, stati d’animo nel ricevente. Si passa al mezzo persuasivo di ordine affettivo attraverso la parola “speranza”, che nel testo ricorre in altri due casi:

“[…] per dar corpo alla speranza di un futuro migliore”

“La democrazia si rafforza se le istituzioni tengono viva una ragionevole speranza”.

Del sinonimo “fiducia” si contano sette occorrenze. Nel primo brano si coglie un ragionamento “a fortiori” [“a più forte (ragione)”], ossia l’“argomentazione che convalida una proposizione in base al fatto che abbia ragioni ancor più numerose e valide di altra già tenuta per valida” (lo Zingarelli 2017):

“L’Italia riscuote fiducia. Quella stessa fiducia con cui si guarda, da fuori, verso il nostro Paese deve indurci ad averne di più in noi stessi”

“Dobbiamo aver fiducia e impegnarci attivamente nel comune interesse”

“Naturalmente, per promuovere fiducia, è decisivo il buon funzionamento delle pubbliche istituzioni che devono alimentarla, favorendo coesione sociale”

“La fiducia va trasmessa ai giovani”

“Occorre, al tempo stesso, investire molto sui giovani. Diamo loro fiducia, anche per evitare l’esodo verso l’estero”

“Dobbiamo riporre fiducia nelle famiglie italiane”.

Strumento di ordine affettivo è pure l’ethos, che concerne la personalità dell’oratore. Affiora la grande sensibilità del nostro Presidente, specialmente quando si propone come portavoce di “una associazione di disabili”. Ma in generale preferisce riferirsi al “carattere” dell’intera comunità:

“La nostra identità [è] sinonimo di sapienza, genio, armonia, umanità”

“Abbiamo problemi da non sottovalutare. Il lavoro che manca per tanti, anzitutto. Forti diseguaglianze. Alcune gravi crisi aziendali. L’esigenza di rilanciare il nostro sistema produttivo. Ma abbiamo ampie possibilità per affrontare e risolvere questi problemi. E per svolgere inoltre un ruolo incisivo nella nostra Europa e nella intera comunità internazionale”

“L’Italia vera è una sola: è quella dell’altruismo e del dovere”

“Il mosaico che compone la società italiana ha tante tessere preziose. Penso – tra le altre – al mondo delle nostre università, ai centri di ricerca, alle prestigiose istituzioni della cultura. Ho conosciuto e apprezzato in tante occasioni l’attività che si svolge in questa costellazione di luoghi del pensiero, dell’innovazione, della scienza. Si tratta di un patrimonio inestimabile di idee e di energie per costruire il futuro”

“Nella frontiera avanzata della ricerca nello spazio […] l’Italia è tra i principali protagonisti”

“Disponiamo di grandi risorse. Di umanità, di ingegno, di capacità di impresa. Tutto questo produce esperienze importanti, buone pratiche di grande rilievo. Ne ho avuto conoscenza diretta visitando i nostri territori. Vi è un’Italia, spesso silenziosa, che non ha mai smesso di darsi da fare”

Nel quarto e nel sesto passo emerge la cosiddetta “funzione testimoniale”: infatti il parlante si presenta come testimone di ciò che sta esponendo (“Ho conosciuto…”, “Ne ho avuto conoscenza diretta”).

Note

(1) Si veda Flavia Trupia, “Discorso di Mattarella: una lezione di speranza”, pubblicato nel nostro sito il 1° gennaio 2020.

(2) Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi, 2013, p. 187. Un’ulteriore occorrenza si trova nel seguente brano: “Fornire sostegno alle famiglie vuol dire fare in modo che possano realizzare i loro progetti di vita. E che i loro valori – il dialogo, il dono di sé, l’aiuto reciproco – si diffondano nell’intera società rafforzandone il senso civico”.

(3) Armando Plebe e Pietro Emanuele, Manuale di retorica, Universale Laterza, 1988, pp. 123-124.

(4) Ernst Robert Curtius, Letteratura europea e Medio Evo latino, La Nuova Italia, 1992, pp. 69 e 70.

(5) Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, op. cit., p. 503 e p. 193.

(6) Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, op. cit., p. 300.

(7) Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, op. cit., p. 331.

(8) Olivier Reboul, Introduzione alla retorica, Il Mulino, 1996, pp. 36 e 70.