Sky sport, il calcio, il Paese e Garibaldi

di Giorgio Matza

“Il calcio è parte della vita e della cultura del Paese, anche per questo la sua rinascita, attraverso i valori, attraverso i giovani – e i modelli che li ispirano – è un segnale che può andare oltre lo sport”. Così Federico Ferri, direttore di Sky Sport, in occasione dell’avvio del campionato di calcio di serie A 2017-2018, ha presentato il nuovo spot realizzato per l’emittente dall’agenzia Grey United e con la regia di Brent Harris (1).

Gli autori evidentemente hanno preso spunto da un argomento (nel senso di prova portata a favore di una tesi, ragionamento fatto a sostegno di un’opinione): quello dell’inclusione della parte nel tutto (2).

Secondo Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, “il più delle volte la relazione fra il tutto e le sue parti è considerata sotto l’aspetto quantitativo: il tutto comprende la parte ed è in conseguenza più importante di questa” (3).

Possiamo valutarlo come il motivo centrale del messaggio pubblicitario televisivo in questione, cioè il procedimento che svolge la funzione di principio organizzatore del testo. Nel caso specifico abbiamo un testo multiplo, caratterizzato dall’interazione di diversi linguaggi: verbale, iconico, gestuale, musicale. Riguardo al primo, una voce fuori campo così applica la tecnica argomentativa di cui stiamo trattando: “È il momento. Sono grato della fiducia che tutti ripongono in me, fiducia che però non merito, perché da solo non sono niente. Pronti a dare tutto. Ce ne sono tanti come me: dieci, trenta, centomila. E cresceremo ancora. Qualcuno proverà a dividerci, ma si ingannano se pensano di riuscirci. Perché noi siamo destinati a fare grandi cose”.

All’inizio del filmato si assiste a uno scontro di gioco: il calciatore della Juventus Daniele Rugani  provoca la caduta del suo avversario della Roma Alessandro Florenzi. Tuttavia gli tende la mano per aiutarlo a rialzarsi.

Il pubblico abbandona lo stadio e si riversa in strada, ma non si disperde, corre compatto. Durante il tragitto si uniscono altre persone (addirittura una ragazza in abito da sposa smonta dall’automobile, che presumibilmente la sta portando in chiesa per il matrimonio) e formano un lunghissimo corteo, il quale in un primo momento sbocca in piazza del Duomo a Milano e poi riprende a crescere fino a tornare all’impianto sportivo.

Tale sterminata moltitudine è costituita tanto da anonimi cittadini quanto da giocatori famosi, come Alessio Romagnoli e Federico Chiesa (si vede quest’ultimo, mentre lascia il suo posto a sedere su un pullman chiaramente con l’intenzione di scenderne per seguire la miriade di individui). Pure sul piano delle immagini in movimento si attua dunque l’argomento dell’inclusione della parte (il calcio) nel tutto (il Paese, composto da gente comune, appartenente a ogni fascia d’età).

Al di là dell’affermazione della superiorità del secondo sul primo, è lampante l’intento retorico degli autori dello spot, che ricorrono inoltre alla figura dell’iperbole per esprimere un concetto non con parole, come succede solitamente, ma con una rappresentazione esagerata, al fine non di ingannare, ma di condurre alla verità, anche se si va oltre i suoi limiti. Infatti alla fine la folla compare alle spalle di Rugani e si unisce a lui nell’aiuto offerto a Florenzi per tirarsi su.

Nella fattispecie, l’esagerazione è associata alla metafora: attraverso la narrazione del risollevarsi dell’atleta si vuole simboleggiare evidentemente la rinascita della compagine statale, la quale non può avvenire senza la partecipazione di tutta la popolazione. Ciò trova conferma nel fatto che il già citato passo letto dallo speaker si rifà a un discorso del 1861 di un protagonista del nostro Risorgimento, Giuseppe Garibaldi. Come lo ha definito Federico Ferri, “una sorta di manifesto, preso in prestito senza paura che l’abbinamento con la storia d’Italia sia ardito”.

NOTE

(1) In sito web.

(2) Di tale argomento si è già parlato in due articoli: “Papa Francesco, la parte per il tutto” e “Virginia Raggi, la parte (Raffaele Marra) e il tutto (23.000 dipendenti comunali)”, pubblicati rispettivamente il 29 novembre 2016 e il 4 gennaio 2017.

(3) CHAΪM PERELMAN, LUCIE OLBRECHTS-TYTECA, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi, 2013, p. 251.