Pesi per l'allenamento
Comunicazione Efficace: Esercizi Pratici per Comunicare Meglio

Esistono giochi ed esercizi per imparare la comunicazione efficace? La riposta è sì, e si possono fare in gruppo e in azienda. Ma è possibile anche allenarsi da soli.

La retorica è una tecnologia della comunicazione che ci insegna a comunicare in modo efficace, per dare gambe e respiro alle nostre idee o a quelle del nostro gruppo di lavoro. Possiamo metterla in pratica in azienda oppure possiamo allenarci da soli, affinando la nostra capacità di comunicazione personale, per arrivare preparati a una riunione o a un incontro nel quale dobbiamo affermare o difendere le nostre ragioni. In questo articolo proponiamo tecniche ed esercizi di comunicazione efficace da fare da soli o in gruppo.

rappresentazione di un megafono che simboleggia l'assertività e la chiarezza negli esercizi di comunicazione efficace

Esercizi di Comunicazione Efficace: Perché Sono Utili?

Perché è necessario allenarsi con tecniche ed esercizi per una comunicazione efficace? Abbiamo sperimentato a nostre spese che parlare e comunicare sono due cose diverse. Molte persone si lamentano di non essere ascoltate, come se conquistare l’attenzione dell’interlocutore fosse una conseguenza automatica del nostro dire. Sappiamo che non è così. L’attenzione dell’altro deve essere sempre conquistata.

Se comunicare non è solo parlare, allora la domanda che ci poniamo è: che cos’è la comunicazione efficace? Ci rispondono Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca con il loro Trattato sull’argomentazione. La nuova retorica, nel quale chiariscono che l’oggetto della teoria dell’argomentazione, quindi della comunicazione efficace, è «lo studio delle tecniche discorsive atte a provocare o accrescere l’adesione delle menti alle tesi che vengono presentate al loro assenso». Riassumendo, la comunicazione efficace non è solo parlare, non è nemmeno farsi ascoltare, ma è modificare il nostro interlocutore, persuadendolo a cambiare idea o ad agire in un certo senso. Ovviamente questa affermazione apre una voragine etica, ma ne parleremo in un prossimo articolo.

Esistono esercizi con i quali tutti possono allenarsi alla comunicazione efficace, che riguardano i vari aspetti previsti dal canone della retorica. In questo articolo illustreremo esercizi relativi all’inventio, la ricerca e la costruzione degli argomenti; all’elocutio, l’individuazione delle figure retoriche che rendono il nostro dire più vivo e più chiaro e all’actio, la gestione del corpo, della voce, del respiro e dei silenzi. Ci concentreremo in particolare su questi ultimi. Poi illustreremo brevemente quali sono le attività che si possono fare in gruppo.

A Chi Sono Rivolti

Gli esercizi che ti proponiamo non sono validi solo per i manager delle grandi aziende o per i grandi oratori, ossia persone che si trovano spesse nella condizione di parlare davanti a grandi platee reali o virtuali (gli esterofili li chiamano public speaker), ma sono attività che tutti possono mettere in pratica per diventare comunicatori migliori e superare la paura di parlare in pubblico. Che lo vogliamo o no, siamo infatti tutti retori. La vita ci costringe sempre a convincere qualcuno di qualcosa: ottenere un nuovo incarico o una promozione; far finanziare un progetto; dimostrare il nostro amore; convincere i figli adolescenti a tornare a casa in un orario per noi decente e per lo indecente; fino a sopravvivere alla riunione di condominio, per la quale, forse, non c’è retorica che tenga. Anche Cicerone getterebbe a spugna!

Comunicazione Efficace – Esercizio 1: Trova una Tesi e Incorniciala

Partiamo dall’inventio, l’individuazione dei contenuti. In un discorso, una presentazione o un intervento a una riunione dobbiamo tenere presente che, se vogliamo lasciare un segno, è utile individuare una tesi da sostenere. Una e una sola. Le persone che ci ascoltano, generalmente non sono in grado di ricordarne più di una. Inoltre è importante esporre la tesi all’inizio del nostro discorso o del nostro intervento e farlo con espressioni metalinguistiche: “Oggi sono qui per dimostrarvi che…”; “Vorrei sottoporre alla vostra attenzione una possibile soluzione per il problema X”. Questo tipo di espressioni aiutano chi ci ascolta a concentrarsi sul concetto principale e a esprimere un’opinione pertinente. Quindi il primo esercizio da fare, quando prepariamo un intervento, è chiederci: qual è la mia tesi?, cosa voglio ottenere?, quale argomento desidero che l’uditorio si porti a casa? Un esempio. L’esperto di istruzione Ken Robinson pronuncia un discorso per la piattaforma ted.com dove mette in pratica questa strategia. Il suo obiettivo è dimostrare che la creatività deve entrare a pieno titolo nei programmi scolastici. Nei primi minuti della sua allocuzione, chiarisce qual è la tesi che vuole dimostrare e lo fa incorniciandola con tre espressioni metalinguistiche: “Voglio parlare di istruzione e voglio parlare di creatività. La mia tesi è che la creatività è tanto importante quanto l’alfabetizzazione e le dovremmo trattare alla pari”. Facciamo la radiografia a questo periodo, per evidenziare i vari passaggi: “Espressione metalinguistica 1: Voglio parlare di istruzione Espressione metalinguistica 2: e voglio parlare di creatività. Espressione metalinguistica 3: La mia tesi è che Tesi da dimostrare: la creatività è tanto importante quanto l’alfabetizzazione e le dovremmo trattare alla pari”.

Comunicazione Efficace – Esercizio 2: Trova un Tuono nella Notte

Veniamo ora all’elocutio, il punto del canone della retorica che fa riferimento alle figure. Se vogliamo che il nostro dire sia chiaro e vivace, dobbiamo trovare una figura retorica chiave. Non c’è scampo, è così! Non è una pratica da poeti estinti o da letterati. Tutti dobbiamo servirci delle figure retoriche, se vogliamo avere qualche speranza di essere ascoltati, prima ancora che ricordati. Un esempio banalissimo. Immaginiamo di dover illustrare un’invenzione: un motore che si posiziona sotto la tavola da surf e aiuta il surfista a risalire l’onda, evitandogli la fatica di usare le braccia come remi. Possiamo spiegare il concetto con sintesi ed efficacia, dicendo che questo strumento “è come la seggiovia del surf”. Questa è una similitudine.

Nel 1970 la ricercatrice Almerina Ipsevich – allora direttrice dell’Isco, l’Istituto per la congiuntura – conia l’espressione “economia sommersa”, per descrivere il fenomeno, rilevato dal sociologo Giuseppe De Rita, del proliferare dei lavori informali che non venivano tracciati dalle statistiche e, tanto meno, dal fisco. Almerina Ipsevich ha inventato questa folgorante metafora, per definire una malattia endemica del nostro sistema socioeconomico (e anche questa è una metafora!).

Le figure retoriche vengono anche chiamate “tuoni nella notte”, perché hanno la capacità di risvegliare l’uditorio e di attivarne la memoria. Ecco, dunque, l’esercizio numero 2 di comunicazione efficace: quando prepari il prossimo discorso o il prossimo intervento a una riunione o scrivi un testo, inventa un tuono nella notte. Un’immagine capace di farsi ricordare e smuovere i tuoi destinatari.

Comunicazione Efficace – Esercizio 3: Stai Zitto e Ascolta

È ora il momento dell’actio, il linguaggio non verbale e quello paraverbale. Sembra un controsenso ma, se vogliamo essere considerati autorevoli, dobbiamo essere maghi del silenzio, cioè della pausa. Molte persone che frequentano i nostri corsi ritengono di avere difficoltà a essere prese sul serio. Non facciamo fatica a pensarlo, se si tratta di oratori che non conoscono l’uso della pausa. Sono persone che vivono un senso di horror vacui, di paura del vuoto: pronunciano un discorso in pubblico e sparano parole a mitraglietta, senza prendere fiato; vanno a chiedere l’aumento al capo o lo uccidono di parole, fino a quando non vengono liquidati in quanto giudicati ansiosi; affrontano un colloquio di lavoro e quasi non permettono all’esaminatore di esporre le caratteristiche dell’azienda che potrebbe assumerli. Non respirano e non ascoltano. Anche quando stanno zitti, pensano a quello che devono dire dopo. Il bravo comunicatore è invece quello che sa gestire le pause, che non significa semplicemente tacere, ma mettersi a disposizione degli altri.

Prima di proporvi un esempio, che fa riferimento a una situazione drammatica ed estrema, veniamo all’esercizio. Quando pronunciamo un discorso in pubblico, ricordiamoci di incastonare le nostre frasi e le parole chiave tra due pause: una prima e una dopo. Durante le pause, guardiamo negli occhi i componenti del nostro uditorio. Allo stesso modo, quando siamo impegnati in un dialogo, ricordiamoci di porre domande e concentriamoci sull’ascolto della risposta, non su quello che dobbiamo dire dopo. Funziona perfettamente anche nei colloqui di lavoro. In fondo tutti amano essere ascoltati. Anche gli esaminatori.

Infine l’esempio drammatico ed estremo che avevamo preannunciato. Quando ci hanno descritto questa circostanza della quale vi stiamo per parlare, abbiamo finalmente capito qual è il valore del silenzio. Tenevamo un corso di comunicazione per l’Università La Sapienza di Roma, destinato al personale sanitario delle aziende ospedaliere del Lazio. Un infermiere ci racconta che tra i suoi compiti c’era quello di parlare con i genitori delle persone che avevano avuto incidenti mortali, per chiedere loro il consenso alla donazione degli organi della vittima. Molto spesso i donatori sono giovani e, ovviamente, i parenti sono sotto choc. Però questa è una decisione che va presa in fretta. Non c’è molto tempo per pensare. L’infermiere era solito convocare i genitori in una stanza e porre loro la domanda. Era affranto e imbarazzato, e riempiva il vuoto con tante parole. Di solito la risposta era no. Poi l’infermiere ha frequentato un corso di comunicazione specifico per affrontare questo tipo di conversazioni. Gli hanno consigliato di porre la domanda con semplicità e di illustrare i vantaggi: salvare una vita e rendere meno insensata una morte prematura. Poi di tacere e aspettare, semplicemente toccando il braccio di uno dei genitori. Il numero dei sì è salito in modo consistente. Perché i silenzi parlano. Eccome se parlano.

esercizi di comunicazione efficace con telefono fatto da bicchieri e filo

Giochi di Gruppo per la Comunicazione Efficace da Fare in Azienda

Fino a ora abbiamo visto come allenare la comunicazione efficace con esercizi che ci permettono di perfezionarci da soli e che possiamo mettere in pratica davanti a una platea o nella comunicazione interpersonale. Vediamo ora invece quali sono i giochi di gruppo, che possono essere usati anche come attività per costruire una comunicazione più efficace tra i vari componenti dell’azienda. Quelli bravi lo chiamano il team buinding, la costruzione della squadra.

Il primo esercizio che proponiamo è la Guerra di Parole e ha un’origine antichissima. Veniva svolta nel medioevo all’università di Parigi. Il principio è semplice: un tema che genera conflitto viene “masticato dai denti della disputa”, come diceva Pietro Cantore nel XII secolo. I componenti del gruppo vengono suddivisi in due squadre di circa dieci persone ciascuna. Tre membri della squadra dibatteranno, due faranno gli appelli iniziale e finale e gli altri cinque saranno i consiglieri, gli spin doctor. Il gioco si divide in due dibattiti di 15 minuti ciascuno. ogni dibattito è aperto da un appello iniziale e chiuso da uno finale. Alla fine del primo incontro le squadre si riuniscono per fare il punto. Poi inizia il secondo incontro, dove il meccanismo è lo stesso ma le posizioni da sostenere si invertono. Se prima la quadra 1 sosteneva che i cambiamenti climatici non esistono, ora sostiene che esistono eccome e viceversa. Quindi, nel primo incontro la squadra 1 sostiene che A e la squadra 2 che non A; mentre nel secondo incontro la squadra 1 sostiene che non A e la squadra 2 che A. Una giuria decreterà qual è la squadra vincitrice. Se volete saperne di più contattateci o consultate la sezione di questo sito dove raccontiamo le nostre Guerre di Parole. Troverete ulteriori informazioni e video delle nostre esperienze.

Un altro possibile esercizio di gruppo è il processo a un tema. Possiamo processare qualsiasi argomento: la riunione (sarebbe giustissimo perché la maggior parte sono una gran perdita di tempo!), i criteri meritocratici, l’algoritmo… Possiamo mettere sul banco degli imputati temi aziendali o argomenti di interesse generale. Anche in questo caso dobbiamo formare due squadre, una pro e una contro, che si dotano di un portavoce. I componenti della squadra sono gli spin doctor e i portavoce dibattono tra loro in un tempo di circa 30 minuti. Guarda i nostri processi. In questo caso è il pubblico, attraverso un applausometro, a decidere se il tema è innocente o colpevole. Attenzione, il pubblico non decide chi è l’oratore migliore. Il giudizio deve riguardare il tema, mai la persona.

Entrambi i giochi servono per approfondire un argomento, per alimentare lo spirito di gruppo, per imparare a ragionare e per confrontarsi su idee diverse senza fare e farsi male, perché lo spirito ludico è il vero protagonista.

Perché gli Esercizi per Comunicare Efficacemente Sono Importanti

Gli esercizi sulla comunicazione efficace sono moltissimi, ma raramente si fanno. Comunemente si pensa che comunicatori si nasca e che non sia impossibile allenarsi per diventarlo. Invece si tratta di una qualità come un’altra che migliora con la pratica, l’allenamento e con la conoscenza delle tecniche, delle strategie e dei giochi della retorica. Hasta la retorica siempre!

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