data inizio: 11 Aprile 2018 18:30
data fine: 11 Aprile 2018 20:00

Grandi processi della retorica. Numero 6: processo a noi donne

L’11 aprile alle 18,30, presso Civita in piazza Venezia 11 a Roma, si terrà un nuovo appuntamento della serie Grandi Processi della Retorica

Quasi 9 milioni di donne fra i 14 e i 65 anni hanno subito qualche forma di molestia sessuale. E sono 3 milioni le donne che le hanno subite negli ultimi tre anni. Le molestie, purtroppo, sono una realtà anche sul posto di lavoro, non solo nel così detto “mondo dello spettacolo”, dove è recentemente nato il movimenti #MeToo. Tuttavia, nell’80% dei casi, le vittime non ne parlano con nessuno (Istat 2018).

Noi donne abbiamo paura? Siamo opportuniste? Oppure, semplicemente, pensiamo che non verremmo credute o, peggio, che non si risolva nulla?

Affronteremo il tema con il Processo a noi donne. Dobbiamo essere tutte Franca Viola?

Le parti sono l’avvocata Andrea Catizone, presidente di Family Smile, che giocherà sostenendo le ragioni della colpevolezza di noi donne. E lo farà avvalendosi della sua esperienza, totalmente opposta, di sostenitrice del ruolo della donna, del suo valore, della sua libertà e della sua indipendenza. Mentre Andrea Ballarini, scrittore, sosterrà l’innocenza di noi donne. Apre Andrea Talamonti, coordinatore di Civita Hub-titude;  introduce Andrea Granelli , vice presidente di PerLaRe-Associazione Per La Retorica e fondatore di Kanso. Il giudice sarà Flavia Trupia, vice presidente PerLaRe-Associazione Per La Retorica; mentre la giuria, come sempre, sarà il pubblico che potrà suggerire ai contendenti e decreterà l’innocenza o la colpevolezza del tema attraverso un applausometro.

Ma chi è Franca Viola?

Una ragazza di 17 anni che, con la sua denuncia, ha cambiato l’Italia. Nel 1965 vive ad Alcamo con la sua famiglia. Il 26 dicembre viene rapita insieme a suo fratello più piccolo. Autore del sequestro è Filippo Melodia, nipote di un boss locale, che si fa aiutare da dodici complici. Melodia vuole fare la “fuitina”: rapire la ragazza, per violarne la reputazione, costringendola così a sposarlo per salvarsi l’onore. Sembra incredibile ma, a quel tempo, l’articolo 544 del codice penale stabiliva che il matrimonio avrebbe estinto il reato di sequestro e di violenza carnale. In altre parole una ragazza era costretta a sposare il proprio stupratore. Se ti rifiutavi, la conseguenza era di rimanere zitella e additata per tutta la vita come “svergognata”.

Il fratellino di Franca viene rilasciato dopo due giorni, mentre la ragazza rimane nelle mani dei rapitori. I genitori, d’accordo con la polizia, fingono di accettare l’accordo per la “paciata”, il matrimonio riparatore. Ma la polizia fa irruzione, liberando Franca e arrestando i rapitori.

Il processo si svolge a Trapani, sotto l’attenzione dei media, e porta alla condanna di Melodia e dei suoi complici.

Franca Viola è stata la prima donna in Italia a dire no alla “paciata”. Oggi ricorda quando, il giorno della liberazione, il padre, un contadino, le chiede: “Cosa vuoi fare, Franca? Non voglio sposarlo. Va bene: tu metti una mano io ne metto cento. Questa frase mi disse. Basta che tu sia felice, non mi interessa altro”.

L’articolo 544 del codice penale sarà abrogato con la legge 442, promulgata il 5 agosto 1981, a sedici anni di distanza dal rapimento di Franca Viola. Solo nel 1996 lo stupro sarà legalmente riconosciuto in Italia non più come un reato “contro la morale”, ma come un reato “contro la persona”.

Sono passati più di cinquant’anni dal sequestro di Franca Viola. Le condizioni di noi donne in Italia sono profondamente cambiate, ma la strada dei diritti e delle opportunità è ancora lunga.

Noi donne guadagniamo meno rispetto agli uomini e occupiamo un numero infinitamente minore di ruoli dirigenziali. È anche responsabilità nostra, sostiene provocatoriamente Sharyl Sandberg, la direttrice operativa di Facebook, nel suo libro “Facciamoci avanti. Le donne, il lavoro e la voglia di riuscire”. La Sandberg invita noi donne a credere in noi stesse, a proporci di più, a chiedere l’aumento, a sedere al tavolo di quelli che contano.

Facciamoci avanti, dunque, e affrontiamo il tema con il Processo a noi donne.

Qui di seguito le regole dei nostri Grandi Processi della Retorica