Figure retoriche principali: elenco, significato ed esempi

Elenco delle figure retoriche più importanti con esempi

Siamo tutti retori a nostra insaputa. Le figure retoriche non vengono usate solo in letteratura ma anche nel linguaggio comune. In questo articolo formuleremo una definizione delle principali figure retoriche, come la metafora, la similitudine, l’iperbole. Ogni figura definita sarà accompagnata da esempi tratti dalla letteratura, dai grandi discorsi e dalla vita quotidiana.

Cosa sono le figure retoriche? Significato

Le figure retoriche sono artifici del linguaggio che servono per creare un effetto di straniamento nell’interlocutore, interessandolo o colpendolo come se ascoltasse qualcosa di nuovo od originale. Le figure retoriche vengono anche chiamate “tuoni nella notte” o “luci del discorso” per la loro capacità di attrarre l’attenzione, di far vedere le cose con le parole, di coinvolgere l’uditorio con un ritmo o un suono. Incontriamo le figure retoriche nella letteratura, nei discorsi, nella pubblicità, nei social network, ma anche nel parlare quotidiano. “Questa serie tv è un polpettone” è una metafora. “È un secolo che ti aspetto” è un’iperbole. “Guerra fredda” è un ossimoro. “Sei bello come il sole” è una similitudine. L’“Operazione militare speciale” di Putin, per intendere “guerra all’Ucraina”, è un eufemismo.  

tasto pc con scritta figure retoriche

A cosa servono

Abbiamo già detto che le figure retoriche servono per creare un effetto di “straniamento”. L’obiettivo è creare uno scarto, un divario tra il linguaggio piatto, spoglio o crudo e un linguaggio colorato, luminoso o, al contrario, attenuato, come nel caso dell’eufemismo di Putin.

In altre parole le figure retoriche mettono in luce la volontà espressiva, la connotazione. Distinguono il discorso dal così detto “grado zero” della denotazione. Di fatto, però, è difficile trovare un discorso “grado zero”. Raramente i discorsi sono puramente informativi-denotativi. Possono esserlo le istruzioni per l’uso o la dimostrazione di un teorema. Tuttavia, se un tecnico vuole convincere una persona a usare l’anticalcare nella lavatrice o se un professore vuole far comprendere alla classe l’importanza di un teorema si ritrovano a essere retori. Entrambi devono mettere in gioco amplificazioni, parallelismi ed esempi che li catapultano dal registro denotativo a quello connotativo.

È importante conoscere le figure retoriche per almeno tre motivi.

  • Il primo: per usarle. Possiamo servirci delle figure per catturare l’attenzione; per far ricordare le nostre parole, che altrimenti scorrerebbero via come l’acqua fresca; per coinvolgere l’uditorio che altrimenti potrebbe rimanere indifferente; per esprimere qualcosa che è difficile da raccontare perché è troppo complesso o contraddittorio o illogico. È il caso della “guerra fredda” citata sopra. Churchill, che ha coniato questa espressione, ha descritto in questo modo una guerra sempre e solo minacciata, mai realizzata.
  • Il secondo: per comprendere e apprezzare la letteratura e i discorsi. La conoscenza delle figure retoriche ci aiuta a interpretare il linguaggio della letteratura, scoprendone la magia estetica. Come fa un poeta a far vivere una sensazione? Con una figura retorica, come quando Giovanni Pascoli scrive “L’odore di fragole rosse” per esprimere la mescolanza tra una sensazione olfattiva e una visiva che si rinforzano l’un l’altra: vedo il profumo del rosso (“Il gelsomino notturno”, Canti di Castelvecchio, 1903).
  • Il terzo: per difendersi dalla manipolazione. Le figure retoriche possono dissimulare, drammatizzare o edulcorare. Il costo dell’assicurazione diventa un “premio” oppure, come abbiamo visto sopra, l’aggressione a uno Stato sovrano come l’Ucraina può essere un’operazione speciale.

Tipi di figure retoriche: classificazione

Gli studiosi hanno suddiviso le figure retoriche in diverse categorie. In sostanza, si è cercato di catalogarle sulla base della strategia linguistica che le contraddistingue: alcune fanno leva sul ritmo, altre sui concetti, altre ancora sulla posizione delle parole in una frase e così via. A nostro avviso, le classificazioni tracciano a volte confini sottili, che non sempre aiutano chi vuole capire di più, come spesso avviene con le ripartizioni che si applicano a una materia viva come la lingua.

Prendiamo in considerazione la classificazione più semplice.  

  • Figure di pensiero o di concetto. Riguardano l’idea o l’immagine veicolate da una frase. Rientrano tra queste la prosopopea, la preterizione, l’esclamazione.
  • Figure di significazione o di significato. Fanno riferimento al senso della parola e alla sua trasformazione. Rientrano in questa tipologia la metafora, l’antonomasia, metonimia, sineddoche.
  • Figure di dizione o di parola. Sono relative alla forma della parola, come l’apocope, l’aferesi o la crasi.
  • Figure di elocuzione. Riguardano la scelta delle parole. Tra queste l’epiteto e la ripetizione.
  • Figure di costruzione. Vertono sulla scelta di un ordine particolare delle parole in una frase. Rientrano tra queste il chiasmo, l’anafora, lo zeugma.
  • Figure di ritmo. Giocano sul suono, come l’allitterazione e l’onomatopea.

Elenco delle figure retoriche principali con esempi

Potrai trovare un elenco delle figure retoriche principali, con la relativa definizione e con gli esempi nella sezione del sito Reto-Parole. Ne anticipiamo alcune qui.

Metafora

La metafora è la regina delle figure retoriche. In modo estremamente semplificato, possiamo definirla un paragone senza il come. Invece di dire “capelli biondi come l’oro”, si dice “capelli d’oro” come se fossero fatti di metallo. Nella vita di tutti i giorni, usiamo una metafora quando diciamo “sei una frana” o, come Enrico Letta nella campagna elettorale 2022, dobbiamo avere “gli occhi di tigre”, per intendere “dobbiamo avere un atteggiamento vincente”.

Similitudine

È una figura retorica che evidenzia la somiglianza tra due concetti, situazioni, stati d’animo. A differenza della metafora, la similitudine esplicita il paragone con l’uso di avverbi: come, simile a, sembra, così… La poesia di Giuseppe Ungaretti “Soldati” del 1918, è costruita su una similitudine.

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.

Usiamo una similitudine anche nella vita di tutti i giorni quando diciamo “muto come un pesce”.

Iperbole

L’iperbole è la figura dell’esagerazione. La realtà viene rappresentata in modo deformato: ingrandito o rimpicciolito. Ludovico Ariosto si serve di un’iperbole per raccontare la follia di Orlando (Orlando Furioso, 1516).

In tanta rabbia, in tanto furor venne,
che rimase offuscato in ogni senso.
Di tor la spada in man non gli sovenne;
che fatte avria mirabil cose, penso.
Ma né quella, né scure, né bipenne
era bisogno al suo vigore immenso.
Quivi fe’ ben de le sue prove eccelse,
ch’un alto pino al primo crollo svelse:
e svelse dopo il primo altri parecchi,
come fosser finocchi, ebuli o ane
e fe’ il simil di querce e d’olmi vecchi,
di faggi e d’orni e d’illici e d’abeti.

Nel linguaggio di tutti i giorni, ci serviamo di un’iperbole quando diciamo “è un secolo che ti aspetto!”.

Metonimia

Ci troviamo di fronte a una metonimia quando abbiamo uno scambio di significato tra due termini che appartengono allo stesso campo semantico. Infatti si tratta di uno scambio per contiguità.

Ci sono varie forme di metonimia, in base alla natura della contiguità.

La causa per l’effetto: “avere le guance rigate di pianto” (invece che di “lacrime”).

L’effetto per la causa: “guadagnarsi il pane con il sudore” (invece che con la fatica).

Il contenente per il contenuto: “bere un bicchiere d’acqua” (invece che l’acqua contenuta nel bicchiere”).

Come abbiamo avuto modo di vedere, molte di queste espressioni sono assolutamente colloquiali e il parlante non le vive come figure retoriche, anche se lo sono a tutti gli effetti.

Allegoria

Incontriamo un’allegoria quando ci troviamo di fronte a una storia che non si limita al contenuto logico delle parole, come per esempio la “Divina commedia” di Dante. Nella metafora, il trasferimento di concetto riguarda una parola o una frase. Al contrario nell’allegoria, il trasferimento riguarda l’intero racconto di una vicenda che deve essere interpretata in modo diverso da quello che appare.

Antonomasia

Usiamo un’antonomasia se sostituiamo un nome proprio con un nome comune, sulla base di una caratteristica riconosciuta di quella persona. Possiamo dire l'”avvocato” per Giovanni Agnelli o l’influencer per Chiara Ferragni.

Sineddoche

Hai difficoltà a comprendere la differenza tra sineddoche e metonimia? È normale, perché la sineddoche è un tipo particolare di metonimia. Come la metonimia, la sineddoche trasferisce il senso da un parola all’altra, rimanendo nello stesso campo semantico. Però la sineddoche fa riferimento ai concetti di quantità e di estensione. Ecco alcuni esempi.

La parte per il tutto: “tetti” al posto di “case”.

Il genere per la specie: “felino” al posto di “gatto”.

Singolare per plurale: l”italiano” al posto degli “italiani”.

Ossimoro

La figura retorica dell’ossimoro crea una contraddizione apparente, perché mette uno accanto all’altro due termini che sembrano escludersi a vicenda. In realtà si ricorre all’ossimoro quando è molto difficile esprimere un concetto inedito o contrario a quello che sembra. L’attrice Grace Kelly era “ghiaccio bollente, per la sua apparenza algida e la sua vitalità e capacità di comunicare passione. Allo stesso modo Winston Churchill chiama “guerra fredda il mostrare i muscoli, senza passare alle vie di fatto, tra Usa e Urss negli anni della “cortina di ferro”. Un altro ossimoro.

Analogia

L’analogia è l’argomento, ovvero la prova in favore di una tesi, che consiste in una somiglianza di rapporto. Segue lo schema A : B = C : D (A sta a B come C sta a D).

Eufemismo

Quando una parola è considerata scomoda o offensiva o imbarazzante, la si sostituisce con una (o più di una) maggiormente accettata. Con l’eufemismo lo “spazzino” diventa “operatore ecologico” e la “guerra” di Putin all’Ucraina “operazione militare speciale”.

Tutte le figure retoriche: lista

Puoi consultare le definizioni dell’elenco completo delle figure retoriche più importanti nella sezione del sito Reto-Parole. Ecco di seguito le principali:

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