pubblicato il 29 Dicembre 2020 - scritto da Flavia Trupia

Il CIAO di Renzi è un acrostico e fa rima con #staisereno

Matteo Renzi sceglie l’acrostico CIAO, per smontare il recovery plan del governo Conte

“Pensiamo che il piano predisposto dal presidente del Consiglio manchi di ambizione, sia senz’anima, si vede che non c’è un’unica mano che scrive. È un collage talvolta raffazzonato di pezzi” ha dichiarato ieri il leader di Italia Viva in una conferenza stampa in diretta su Zoom e Facebook.

Matteo Renzi intende presentare al ministro Gualtieri un contro-piano di 61 proposte. Il recovery plan alternativo ha un nome che la dice lunga. Si chiama CIAO. E subito sui social si è scatenata l’ironia: “CIAO is the new #staisereno”, ricordando il 2014, quando Matteo Renzi rassicurava l’allora premier Enrico Letta, per poi consumare il tradimento politico.

Renzi precisa che CIAO sta per Cultura, Infrastrutture, Ambiente e Opportunità, ma sembra piuttosto un ciaone all’attuale governo: “Se le nostre idee non vanno bene – ammette l’ex premier – c’è la possibilità di una maggioranza senza di noi”.

Ma cos’è un acrostico? Nel caso specifico, possiamo dire che è un acronimo, che forma una parola con un significato. Tuttavia l’acrostico può essere formato anche da sillabe o da parole iniziali di versi che formano un componimento. Infatti la parola deriva dal greco ákros (estremo) e stichos (verso).

Nella scuola elementare di qualche anno fa si usava l’acrostico Ma con gran pena le reca giù, per ricordare i nomi delle Alpi (MArittime, COzie, GRAie, PENnine, LEpontine, REtiche, CArniche, GIUlie). Roba d’altri tempi.

Nell’antichità, gli acrostici venivano utilizzati per formare il nome dell’autore dell’opera o il suo titolo, creando un gioco enigmistico dall’effetto magico.

Anche Giovanni Boccaccio usa un acrostico nel suo poema allegorico Amorosa visione, nel quale i capoversi delle terzine formano due sonetti e un madrigale. Uno sforzo titanico che il critico Natalino Sapegno non apprezza, definendo i versi “la scrittura più povera, scolorita e prosaica del Boccaccio e conferma le sue deboli qualità di verseggiatore” (Sapegno, Dizionario Biografico degli Italiani in treccani.it).

Probabilmente neanche Conte e Gualtieri hanno apprezzato le qualità di verseggiatore di Renzi. E, comunque, non stanno per niente sereni.