pubblicato il 20 Agosto 2019 - scritto da Flavia Trupia

Il tris oratorio Conte, Salvini, Renzi nel giorno della crisi di Governo

Il Premier Giuseppe Conte etichetta Salvini come suonatore di grancassa mediatica. Matteo Salvini sfodera tutto il repertorio, cuore immacolato di Maria incluso. Matteo Renzi ricorda a Salvini che si trovano in Parlamento, non al Papeete. Questo è il tris retorico della crisi di Ferragosto.

Il premier Conte si dimette con un discorso durissimo nei confronti del vice Salvini, che lo ascolta seduto al suo fianco, a tratti con lo sguardo sarcastico, a tratti guardando il foglio, a tratti sottolineando con il gesto delle mani i commenti fuori campo della Lega.

Un personaggio all’inizio poco definito come Conte, con questo discorso acquisisce un carattere. Si distingue dalla figura invadente del ministro dell’interno per le parole ricercate, le citazioni, la struttura complessa del periodo, l’eleganza impeccabile con il fazzoletto nel taschino.

Se nel passato, il linguaggio un po’ artefatto, con tinte di legalese, lo aveva fatto apparire un oratore poco a fuoco, nel discorso di oggi al Senato Conte ha sfoderato il suo ethos, la sua personalità.

Da notare l’anafora che apre una sequela di rimproveri a quelli che sono sarcasticamente chiamati “amici della Lega”. Il verbo avete, in posizione inziale, è ripetuto ben sette volte:

avete offeso la verità dei fatti, avete oscurato le misure per rafforzare la sicurezza che i cittadini attendevano da anni […]. Avete oscurato le misure adottate per accelerare gli investimenti […]. Avete calpestato le misure di protezione: quota cento, reddito di cittadinanza, rimborsi ai truffati dalle banche. Avete offuscato la miriade di iniziative valse a sbloccare opere ferme da lustri: terzo valico, tap, autostrade asti cuneo, Ragusa-Catania, aeroporti di Crotone, Foggia, Reggio Calabria, le varie misure di risoluzioni aziendali per rilanciare il sud (è anche il vostro lavoro questo, eh), per rafforzare la ricerca, rendere più efficiente la p.a, sbloccare le assunzioni. […] Avete cancellato i provvedimenti con cui abbiamo avviato riforma fiscale e investito nell’innovazione. Avete oscurato gli interventi di governance dello sport, l’assegnazione delle Olimpiadi Milano-Cortina, delle ATP Finals di tennis a Torino”.

Salvini, l’uomo che attribuisce etichette a tutti (buonisti, professoroni, radical chic e così via), viene a sua volta etichettato. Nelle parole di Conte diventa colui che insegue interessi personali e di partito, irresponsabile (“Far votare i cittadini è l’essenza della democrazia, sollecitarli a votare ogni anno è irresponsabile”); carente nella cultura istituzionale (“Non abbiamo bisogno di persone con pieni poteri, ma di persone che abbiano cultura istituzionale e senso di responsabilità”).

Conte non risparmia due bordate: il riferimento alla “vicenda russa” e la questione dell’uso improprio dei simboli religiosi. Quest’ultimo passaggio merita di essere riportato per intero perché mostra una certa chiarezza di ragionamento, sottolineato dalla simmetria “coscienza religiosa-incoscienza religiosa” che evidenzia un paradosso: “Chi ha compiti di responsabilità dovrebbe evitare, durante i comizi, di accostare agli slogan politici i simboli religiosi. Questi comportamenti non hanno nulla a che vedere con il principio di libertà di coscienza religiosa, piuttosto sono episodi di incoscienza religiosa che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e, nello stesso tempo, di oscurare il principio di laicità, tratto fondamentale dello Stato moderno”. 

Seguono le parole fatidiche: “Alla fine del dibattito mi recherò dal presidente della repubblica per comunicare l’interruzione dell’esperienza di governo e rassegnare nelle sue mani le mie dimissioni da Presidente del Consiglio”. Leggi il discorso completo.

Matteo Salvini replica con un incipit inconsueto: “Grazie e finalmente”. Lo ripete due volte. Grazie e finalmente per l’annuncio delle dimissioni? Poi parte con il repertorio della vittima: l’uomo incompreso, insultato da tutti. Tanti nemici, tanto onore? “Pericoloso, autoritario, incosciente”. Paragona indirettamente Giuseppe Conte a quelli che, nella sua comunicazione dallo stile o-con-me-o-contro-di-me, ha eletto a suoi nemici: “Pericoloso, autoritario? Bastava il Saviano di turno a raccogliere tutta questa sequela di insulti, bastava Travaglio, un Renzi, non il presidente del Consiglio”

L’ABC del discorso populista continua con l’Europa cattivona che ci vuole schiavi, addirittura con la catena al collo, una metafora: “la libertà non consiste nell’avere un padrone giusto ma nel non avere padroni. […] Non voglio la catena lunga come i cagnolini, non voglio catene. […] Non dobbiamo dipendere da un funzionario dell’Unione Europea”.

Gli ex alleato, i 5 Stelle, vengono nuovamente etichettati come i “signor no”, quelli della decrescita felice che gli italiani non vogliono, perché preferiscono crescere. Invece, sempre a proposito di etichette, il Pd è ormai il Partito di Bibbiano, tormentone di Luigi Di Maio.

Matteo Renzi interviene, colpendo duro il Governo del cambiamento, sottolineando i risultati economici deludenti: “Avete servito il paese ma i vostri risultati economici sono un fallimento”.

Poi passa ad attaccare Salvini con una similitudine tra il clima di odio di oggi, dove un ragazzo nero non viene fatto entrare in uno stabilimento balneare, e l’Alabama degli anni Cinquanta. Cita il Vangelo di Matteo (il terzo Matteo della giornata): “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato”. Non perde il suo sarcasmo, quando ricorda che ci si trova nel Parlamento e non al Papeete e quando si prende gioco della ricetta economica no euro del leghista Bagnai: “uscire dall’euro o entrare nel rublo?”.

In questo martedì del tris, tre ore dopo l’intervento di Conte, Matteo Salvini propone una diretta Facebook alle 18,28 sul tema della Open Arms: “La novità degli ultimi minuti è che probabilmente la procura di Agrigento vuole sequestrare la Open Arms con il risultato conseguente di imporre lo sbarco degli immigrati. […] finti malati, finti minorenni… Qualcuno si sta portando avanti nel nome del Governo dell’inciucio che vuole già riaprire i porti”.

Era necessaria questa diretta in una giornata come questa? Forse Salvini non era contento del suo discorso?