La tecnica argomentativa del superamento

Se un messaggio ci colpisce, dietro c’è una tecnica retorica

La scrittrice Teresa Ciabatti l’ha definito “il più recente, struggente, intenso atto creativo di Paolo Sorrentino” (in 7- Corriere della Sera, 8 ottobre 2021, p. 79). Si riferiva alla conclusione del suo discorso di ringraziamento per il Leone d’argento al film È stata la mano di Dio, alla 78^ Mostra del Cinema di Venezia: “Il giorno del funerale dei miei genitori, il preside della mia scuola mandò solo una rappresentanza di quattro compagni di classe, non tutta la classe e io ci rimasi malissimo, però questo non ha più importanza perché oggi è venuta tutta la classe, che siete voi”.

L’attrice Pilar Fogliati, protagonista della serie televisiva “Cuori”, ha manifestato stupore per il momento magico che sta vivendo nella professione: “A volte non mi sembra vero. Due anni fa ero a casa a grattarmi la pancia e adesso sono in pausa pranzo con [Pierfrancesco] Favino che mi chiama Pilli. Stranissimo” (in Corriere della Sera, 26 novembre 2021, p. 53).

Se un messaggio ci colpisce peculiarmente, anziché attenerci a un semplice giudizio (“bello”, “emozionante”, “commovente”, “arguto”), possiamo interrogarci sul motivo della sua efficacia e cercare la risposta nella retorica. Alla base dell’incisività dei brani appena menzionati, è in qualche modo una tecnica argomentativa, impiegata consapevolmente o no: più precisamente un ragionamento riconducibile agli argomenti di superamento. Essi, secondo Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, “insistono sulla possibilità di andare sempre più lontano in un senso determinato, senza che si intravveda un limite in questa direzione e ciò con un continuo aumento di valore”. Inoltre “si può d’altronde servirsi del superamento per svalutare uno stato, una situazione, di cui ci si sarebbe potuti accontentare, ma a cui si pensa possa seguire uno stato ancor più favorevole” (1), il che avviene indubbiamente con il passaggio dal conforto recato da “una rappresentanza di quattro compagni di classe”, nella triste circostanza di un grave lutto famigliare, all’apprezzamento del pubblico di un importante festival cinematografico internazionale oppure dallo starsene in ozio al girare un film con un attore tanto famoso quanto affabile.

A tale tipo di argomentazione si ricorre frequentemente nella comunicazione politica. Alcune occorrenze, da noi riportate in precedenti articoli (2), si devono a Matteo Renzi. Nella conferenza stampa sul disegno di legge di bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2017 e per il triennio 2017-2019, tenuta il 15 ottobre 2016, sostenne: “L’Italia non va ancora bene, ma dopo due anni e mezzo va un po’ meglio di prima. Noi non siamo contenti, perché noi vogliamo di più. Noi abbiamo fame di risultati positivi e di risultati significativi, ma l’Italia va meglio di come andava fino a due anni fa” (in www.governo.it).

In un’intervista rilasciata ad Alessandra Carli del TG3 e trasmessa il 9 gennaio 2018, l’allora presidente del Consiglio affermò:

“Da 22, siamo passati a 23 milioni di posti di lavoro. Un milione di posti di lavoro in più, in quattro anni, da quando siamo andati al Governo. Un risultato incredibile. Però questo milione di posti di lavoro in più […] non è sufficiente, perché solo il 53% è a tempo indeterminato, quindi una metà sono lavori precari. Bene, abbiamo aumentato la quantità dei posti di lavoro, evviva, adesso preoccupiamoci della qualità. Preoccupiamoci di mettere più soldi nelle buste paga. Lo abbiamo fatto con gli 80 euro, dobbiamo farlo con la nostra proposta per la campagna elettorale: il Salario Minimo Legale”

“Il Canone [RAI] non appartiene alla colonna ‘Progetti’, appartiene alla colonna dei risultati. Parliamoci chiaro: per anni tutti i governi hanno aumentato il costo del Canone e siamo arrivati fino a 113 euro. ‘Se iniziamo a pagare tutti, si paga meno’ ci siamo detti. E allora mettendolo in bolletta, da 113 siamo passati a 100 euro e poi a 90 euro. Vedremo quello che si potrà fare per il futuro”.

Nel discorso tenuto il 7 marzo 2015, in occasione del cinquantesimo anniversario delle marce da Selma a Montgomery per il diritto di voto agli afroamericani, Barack Obama per esprimere l’idea del progresso, che bisogna realizzare nella transizione da una generazione alla successiva, utilizzò un’immagine particolarmente incisiva: “Onoriamo coloro che hanno camminato affinché noi potessimo correre. E noi dobbiamo correre cosicché i nostri figli possano spiccare il volo” (3). È evidente il climax, la gradazione ascendente tra i verbi “camminare”, “correre”, “spiccare il volo”, giacché quello seguente è più ricco di significato rispetto a quello precedente.

Le tecniche argomentative incentrate sul superamento, come le altre, rientrano nel logos, lo strumento retorico di ordine razionale, che, secondo Olivier Reboul, è contraddistinto dalla “attitudine a convincere grazie alla sua apparenza di logicità e al fascino del suo stile” e “concerne l’argomentazione propriamente detta” (4).

Può essere in rapporto di complementarità con il mezzo persuasivo di natura affettiva dell’ethos, cioè “il carattere che deve assumere l’oratore per accattivarsi l’attenzione e guadagnarsi la fiducia dell’uditorio” (5). Nella fattispecie, negli estratti dall’elocuzione degli uomini politici menzionati emerge un elemento della loro personalità, ossia l’inclinazione a guardare avanti.

Note

(1) Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi, 2013, p. 312.

(2) Si vedano “Renzi, i presidenti americani e l’argomento del superamento” e “Strategie retoriche in un’intervista di Matteo Renzi”, pubblicati nel nostro sito rispettivamente il 17 novembre 2016 e il 23 febbraio 2018.

(3) Barack Obama, Un mondo degno dei nostri figli, Garzanti (Edizione speciale per “Corriere della Sera”), 2017, p. 200.

(4) Olivier Reboul, Introduzione alla retorica, Il Mulino, 1996, pp. 36, 70.

(5) Olivier Reboul, op. cit., p. 21.

La tecnica argomentativa del superamento

La scrittrice Teresa Ciabatti l’ha definito “il più recente, struggente, intenso atto creativo di Paolo Sorrentino” (in 7- Corriere della Sera, 8 ottobre 2021, p. 79). Si riferiva alla conclusione del suo discorso di ringraziamento per il Leone d’argento al film È stata la mano di Dio, alla 78^ Mostra del Cinema di Venezia: “Il giorno del funerale dei miei genitori, il preside della mia scuola mandò solo una rappresentanza di quattro compagni di classe, non tutta la classe e io ci rimasi malissimo, però questo non ha più importanza perché oggi è venuta tutta la classe, che siete voi”.

L’attrice Pilar Fogliati, protagonista della serie televisiva “Cuori”, ha manifestato stupore per il momento magico che sta vivendo nella professione: “A volte non mi sembra vero. Due anni fa ero a casa a grattarmi la pancia e adesso sono in pausa pranzo con [Pierfrancesco] Favino che mi chiama Pilli. Stranissimo” (in Corriere della Sera, 26 novembre 2021, p. 53).

Se un messaggio ci colpisce peculiarmente, anziché attenerci a un semplice giudizio (“bello”, “emozionante”, “commovente”, “arguto”), possiamo interrogarci sul motivo della sua efficacia e cercare la risposta nella retorica. Alla base dell’incisività dei brani appena menzionati, è in qualche modo una tecnica argomentativa, impiegata consapevolmente o no: più precisamente un ragionamento riconducibile agli argomenti di superamento. Essi, secondo Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, “insistono sulla possibilità di andare sempre più lontano in un senso determinato, senza che si intravveda un limite in questa direzione e ciò con un continuo aumento di valore”. Inoltre “si può d’altronde servirsi del superamento per svalutare uno stato, una situazione, di cui ci si sarebbe potuti accontentare, ma a cui si pensa possa seguire uno stato ancor più favorevole” (1), il che avviene indubbiamente con il passaggio dal conforto recato da “una rappresentanza di quattro compagni di classe”, nella triste circostanza di un grave lutto famigliare, all’apprezzamento del pubblico di un importante festival cinematografico internazionale oppure dallo starsene in ozio al girare un film con un attore tanto famoso quanto affabile.

A tale tipo di argomentazione si ricorre frequentemente nella comunicazione politica. Alcune occorrenze, da noi riportate in precedenti articoli (2), si devono a Matteo Renzi. Nella conferenza stampa sul disegno di legge di bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2017 e per il triennio 2017-2019, tenuta il 15 ottobre 2016, sostenne: “L’Italia non va ancora bene, ma dopo due anni e mezzo va un po’ meglio di prima. Noi non siamo contenti, perché noi vogliamo di più. Noi abbiamo fame di risultati positivi e di risultati significativi, ma l’Italia va meglio di come andava fino a due anni fa” (in www.governo.it).

In un’intervista rilasciata ad Alessandra Carli del TG3 e trasmessa il 9 gennaio 2018, l’allora presidente del Consiglio affermò:

“Da 22, siamo passati a 23 milioni di posti di lavoro. Un milione di posti di lavoro in più, in quattro anni, da quando siamo andati al Governo. Un risultato incredibile. Però questo milione di posti di lavoro in più […] non è sufficiente, perché solo il 53% è a tempo indeterminato, quindi una metà sono lavori precari. Bene, abbiamo aumentato la quantità dei posti di lavoro, evviva, adesso preoccupiamoci della qualità. Preoccupiamoci di mettere più soldi nelle buste paga. Lo abbiamo fatto con gli 80 euro, dobbiamo farlo con la nostra proposta per la campagna elettorale: il Salario Minimo Legale”

“Il Canone [RAI] non appartiene alla colonna ‘Progetti’, appartiene alla colonna dei risultati. Parliamoci chiaro: per anni tutti i governi hanno aumentato il costo del Canone e siamo arrivati fino a 113 euro. ‘Se iniziamo a pagare tutti, si paga meno’ ci siamo detti. E allora mettendolo in bolletta, da 113 siamo passati a 100 euro e poi a 90 euro. Vedremo quello che si potrà fare per il futuro”.

Nel discorso tenuto il 7 marzo 2015, in occasione del cinquantesimo anniversario delle marce da Selma a Montgomery per il diritto di voto agli afroamericani, Barack Obama per esprimere l’idea del progresso, che bisogna realizzare nella transizione da una generazione alla successiva, utilizzò un’immagine particolarmente incisiva: “Onoriamo coloro che hanno camminato affinché noi potessimo correre. E noi dobbiamo correre cosicché i nostri figli possano spiccare il volo” (3). È evidente il climax, la gradazione ascendente tra i verbi “camminare”, “correre”, “spiccare il volo”, giacché quello seguente è più ricco di significato rispetto a quello precedente.

Le tecniche argomentative incentrate sul superamento, come le altre, rientrano nel logos, lo strumento retorico di ordine razionale, che, secondo Olivier Reboul, è contraddistinto dalla “attitudine a convincere grazie alla sua apparenza di logicità e al fascino del suo stile” e “concerne l’argomentazione propriamente detta” (4).

Può essere in rapporto di complementarità con il mezzo persuasivo di natura affettiva dell’ethos, cioè “il carattere che deve assumere l’oratore per accattivarsi l’attenzione e guadagnarsi la fiducia dell’uditorio” (5). Nella fattispecie, negli estratti dall’elocuzione degli uomini politici menzionati emerge un elemento della loro personalità, ossia l’inclinazione a guardare avanti.

Note

(1) Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi, 2013, p. 312.

(2) Si vedano “Renzi, i presidenti americani e l’argomento del superamento” e “Strategie retoriche in un’intervista di Matteo Renzi”, pubblicati nel nostro sito rispettivamente il 17 novembre 2016 e il 23 febbraio 2018.

(3) Barack Obama, Un mondo degno dei nostri figli, Garzanti (Edizione speciale per “Corriere della Sera”), 2017, p. 200.

(4) Olivier Reboul, Introduzione alla retorica, Il Mulino, 1996, pp. 36, 70.

(5) Olivier Reboul, op. cit., p. 21.

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