pubblicato il 29 Novembre 2018 - scritto da Giorgio Matza

Antifrasi

Consiste nel far in­tendere esattamente l’opposto di ciò che si dice.

Sul piano letterario si ricorre efficacemente a questa figura retorica nella tragedia scespiriana Giulio Cesare. Più precisamente, nell’orazione funebre per Cesare, che costituisce un modello interessante di discorso argomentativo, Antonio ripete per ben quattro volte, nei versi 82, 87, 94, 99, che “Bruto è uomo d’onore”. Poi vengono ricordati gli atti che dimostrano la sua perfidia: “Tutti voi conoscete questo mantello […] Per questo buco ha pugnalato il tanto amato Bruto […] Bruto, come sapete, era l’angelo di Cesare. Giudicate voi, o dèi, quanto caramente Cesare l’amava. Questo fu, di tutti, il taglio più crudele; perché quando il nobile Cesare lo vide vibrare il colpo, l’ingratitudine, più forte delle armi dei traditori, lo vinse del tutto; allora scoppiò il suo cuore possente e, coprendosi il volto col mantello, […] il grande Cesare cadde […] mentre il tradimento sanguinario trionfava” [vv. 167-189] (WILLIAM SHAKESPEARE, “Giulio Cesare”, in Opere scelte, Edizione Euroclub Italia (su licenza di Garzanti Editore), 1994, atto III, scena II, pp. 331-345). Emerge quindi chiaramente il sarcasmo, che ha spinto Antonio a definire Bruto persona di grande moralità.

Nel caso specifico l’antifrasi coincide con l’argomento dell’illustrazione volontariamente inadeguata, che si fonda sul mettere in dubbio la serietà di una qualifica attribuita a un individuo, perché risulta in contrasto con certi comportamenti (CHAΪM PERELMAN, LUCIE OLBRECHTS-TYTECA, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi, 2013, p. 393).

 

La stessa corrispondenza si riscontra, per passare alla contemporaneità, in un articolo, scritto da Massimo Gramellini dopo l’attacco della Francia all’Italia per la vicenda dell’Aquarius (la nave con 629 migranti, alla quale in un primo momento era stato proibito di arrivare nel nostro Paese). Così il giornalista ha apostrofato il presidente Emmanuel Macron: “La sua illuminata nazione […] ha trasformato la Libia in una rampa di lancio per disperati. La sua civilissima polizia ha invaso la stazione di Bardonecchia come se fosse il suo personale ‘pissoir’ per maramaldeggiare su un ragazzo di colore che aveva il torto di avere i documenti in regola. Il suo umanissimo governo ha respinto al confine di Ventimiglia un’africana incinta e malata terminale di cancro. I vostri sensibili porti si ostinano a rimanere sigillati” (MASSIMO GRAMELLINI, “La ruspa e la brioche”, in Corriere della Sera, 13 giugno 2018, p. 1).

Gli esempi che seguono sono ricavati dal dibattito politico. Nel corso della campagna elettorale del 1996, in un’intervista Massimo D’Alema disse di sé: “Io ho un limite: non riesco ad ingannare la gente. E dunque alla demagogia rispondo con le proposte” (La Repubblica, 20 marzo 1996, p. 4). Si definisce “limite” ciò che in realtà è una virtù e così si trasmette un’immagine di modestia. Inoltre emerge immediatamente un tono polemico nei confronti degli avversari, giacché, prima ancora di accusarli apertamente di voler ottenere il consenso popolare con promesse di miglioramenti difficilmente realizzabili, il parlante sostiene implicitamente che per loro “riuscire ad ingannare la gente” è una virtù e non un limite.

In occasione di quelle elezioni, durante il programma della Rai Linea Tre del 12 aprile, mentre Silvio Berlusconi affermava che “c’era una Rai faziosa, che si era schierata totalmente dalla parte delle sinistre… …I Presidenti di Camera e Senato liberamente hanno nominato dei direttori dei telegiornali che hanno tentato, forse senza neppure riuscirci, di riportare la Rai ad essere equilibrata…”, Romano Prodi osservava ironicamente: “Allora l’ha messa a posto, l’ha messa a posto” e “Ha fatto giustizia, ha fatto giustizia” (Riportato in ROBERTO GRANDI, Prodi. Una campagna lunga un anno, Lupetti/Piero Manni, 1996, p. 94).

Sembra ispirarsi all’antifrasi un annuncio per una casa automobilistica. Il titolo dice: “Ecco le cose da fare alla Volkswagen ora che comincia l’inverno”. Ma, come ha ricordato un pubblicitario italiano, “la pagina, sotto, è completamente vuota, bianca […] La pagina è spiazzante, inaspettata […] Si provi ad immaginare […] un copy [un testo] che comunichi con piana banalità che la Volkswagen non ha bisogno di nessuna attenzione particolare per fronteggiare le basse temperature dell’inverno. La pagina perderebbe […] tutta la sua sfrontatezza comunicativa” (EMANUELE PIRELLA, Il copywriter. Mestiere d’arte, Il Saggiatore, 2001, p. 15).

Un altro caso in pubblicità: “Frisk aguzza il tuo ingegno” è il claim di uno spot per una marca di caramelle. È chiaro che si dice una cosa per far intendere esattamente l’opposto: per esempio, “Frisk non ha nessuna utilità per il miglioramento della tua intelligenza”. Ma, al di là dell’autoironia, si delinea una polemica verso i concorrenti, i quali spesso assegnano ai loro prodotti proprietà che in realtà non hanno.

Voce a cura di Giorgio Matza.