Argomento ad baculum (fallacia del bastone)

L’argomento ad baculum (“al bastone”) consiste in una minaccia, dal momento che “si cerca di far accettare una conclusione mediante un
appello (diretto o indiretto, esplicito o implicito) alla forza” (Franca D’Agostini, Verità avvelenata. Buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico, Bollati Boringhieri, 2010, p. 122).
Un esempio si trova in un commento, pubblicato in un quotidiano: “Il Signor Dissidente [Gianfranco Fini] non è stato zitto. Anzi, ha parlato troppo […] ha ribadito le critiche al governo e al suo capo, la sua contrarietà alla politica sull’immigrazione, alle posizioni della Lega in proposito, alle leggi sulle questioni etiche. […] È sufficiente ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse
riguardanti personaggi di Alleanza Nazionale per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme” (Vittorio Feltri, “Il Presidente Fini e la strategia del suicidio lento”, in il Giornale, 14 settembre 2009, riportato in Paola Cantù, E qui casca l’asino. Errori di ragionamento nel dibattito pubblico, Bollati Boringhieri, 2011, pp. 152-153).
Anche Matteo Salvini è ricorso all’intimidazione. Lo abbiamo visto nel nostro sito, nell’articolo “Le fallacie di Salvini e la gerarchia di valori di Open Arms”. Quando ha avuto termine la vicenda della nave Sea-Watch 3 con l’attracco a Lampedusa e il fermo della sua capitana, come ha ricordato Mario Vargas Llosa, “si è affrettato ad avvertire la Ong spagnola Open Arms, che naviga nelle vicinanze con decine di migranti salvati in mare, che ‘se osasse avvicinarsi all’Italia, subirebbe la stessa sorte della giovane tedesca Carola Rackete’, la quale rischia carcere e multa. Il fondatore di Open Arms, Oscar Camps, ha risposto: ‘Dal carcere si esce, dal fondo del mare no’” (“Chiedo il Nobel per la comandante del coraggio”, in la Repubblica, 9 luglio 2019, p. 1). Ha vanificato così una specie di
ricatto, giacché, per lui, sottrarre delle persone al pericolo della morte è più importante che evitare una pena detentiva e pecuniaria. Tale ragionamento è incentrato sulla gerarchia di valori, che Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca classificano tra gli oggetti di accordo dell’uditorio, ossia “quanto si
ritiene ammesso da parte degli ascoltatori” (Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi, 2013, pp. 87-90).
Un altro avviso, inserito dal segretario della Lega in un comizio a Marina di Pietrasanta (Lucca), è costituito addirittura dalla pretesa di una mobilitazione (non viene chiarito di che tipo) dei suoi sostenitori, nell’ipotesi che si trovi in uno stato di accusa: “Non mi stupirebbe la richiesta di processo, a quel punto conto su di voi…” (“Mandiamo in galera i giudici” ha proposto uno spettatore). E più avanti: “Non possiamo fermare il governo Arlecchino, il governo dei perdenti che vogliono salvare la poltrona”, ma “c’è il presidente della Repubblica che dovrà valutare se un governo del genere risponde al volere del popolo. E poi ci siete voi…”. Infine, durante una manifestazione a Massa, ha ribadito: “Tenete il telefono acceso. Perché se ci sarà da scendere in piazza per salvare l’Italia, la libertà e la democrazia ci saremo” (Corriere della Sera, 19 agosto 2019, p. 4).
Nella tragica circostanza dell’invasione dell’Ucraina, colui che l’ha decisa, il presidente russo Vladimir Putin, già il primo giorno ha ammonito: “In caso di interferenze esterne ci saranno conseguenze mai viste”. Successivamente così ha reagito alle sanzioni economiche applicate contro il suo Paese: “Sappiamo esattamente che cosa fare. Come e a spese di chi. E attueremo tutti i nostri piani”.

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