Diversione o distrazione

Può essere considerata una modalità attraverso la quale si attua l’ignoratio elenchi, in quanto consiste nello sviare l’interesse da un determinato tema allo scopo di uscire da uno stato di disagio.

È particolarmente calzante un’occorrenza, ricordata da Franca D’Agostini: “Nel 2003, di fronte alle domande del parlamentare europeo tedesco Martin Schulz, che gli chiedeva notizie sulle fonti poco chiare della sua ricchezza e sui processi da lui evitati, Berlusconi ha parlato anzitutto delle bellezze dell’Italia, quindi ha dichiarato che avrebbe proposto Martin Schulz per un ruolo di kapò. Lo scandalo suscitato ha distolto l’attenzione dal fatto che ancora una volta non aveva risposto alle domande. Questa è tipicamente una mossa diversiva che mira a portare l’interlocutore su altri terreni, meno insidiosi per chi effettua la diversione” (Verità avvelenata. Buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico, Bollati Boringhieri, 2010, p. 118).

In qualche caso un simile espediente è associato a una battuta di spirito per entrare in simpatia all’uditorio. Ecco un esempio in proposito. Durante il primo faccia a faccia televisivo, per le votazioni che nel 1984 lo riportarono alla Casa Bianca, Ronald Reagan dimostrò di avvertire il peso dei suoi 74 anni e colpì il contrasto rispetto al suo più giovane antagonista, il democratico Walter Mondale. Presso l’elettorato si diffuse un certo pessimismo sulla possibilità per il presidente uscente di continuare a guidare la nazione. I suoi consiglieri prevedevano che, al momento del successivo incontro, qualcuno avrebbe detto che era vecchio per un secondo mandato. L’occasione si presentò veramente, ma il comandante in capo – l’ha raccontato il giornalista Enrico Franceschini – rigirò la frittata così: “Sappiate che non accetterò di fare dell’età una questione in questa campagna elettorale. Non voglio sfruttare per fini politici la giovinezza e l’inesperienza del mio avversario” (I padroni dell’universo. L’America dei nuovi persuasori occulti, Bompiani, 1990, pp. 196-197).

Nel discorso pubblico, nel suo significato più esteso, è possibile realizzare la distrazione, ingigantendo una situazione per metterne in ombra di ben più gravi. Una denuncia in tal senso è venuta da Maurizio De Giovanni: “Larghe parti di questa città [Napoli] non sono sotto il controllo dello Stato. Larghe zone di questo Paese non sono sotto il controllo dello Stato. Il porto di Gioia Tauro, lo sanno tutti, riceve circa il 70% della cocaina che alimenta il mercato europeo. Gruppi criminali taglieggiano ampie porzioni di territorio in Sicilia, Campania, Calabria…”. Poi, in disaccordo con l’allora ministro dell’interno, ha manifestato il suo scetticismo: “Posso pensare che il mio problema siano i migranti della nave Diciotti? E posso immaginare che la mia priorità sia l’operazione Spiagge Sicure con cui spezzo le reni ai venditori di collanine? A Napoli c’è un numero elevatissimo di immigrati clandestini e però lavorano, che problema c’è?” (7-Corriere della Sera, 27 settembre 2018, p. 41).

E Roberto Saviano si è interrogato retoricamente: “Chiudere i porti alle Ong, rendere la vita impossibile agli immigrati che in Italia vivono e lavorano da anni, togliere la scorta a me, come potrà mai migliorare la vita ai milioni di italiani di cui la politica continua a non occuparsi?” e “Se io fossi ridotto al silenzio, se tutti i migranti e i rom, per ipotesi, fossero scaraventati sulla Luna, se sparissero gli immigrati con regolare permesso di soggiorno verso cui Salvini sta facendo montare un odio senza pari nella nostra storia, gli italiani veraci, quelli doc, che non hanno lavoro, che lo hanno perso, che usufruiscono di una assistenza sanitaria indecente, quale giovamento ne avrebbero? Gli ospedali di Napoli straripano di italiani. Non ci sono immigrati a occupare letti e italiani sulle barelle. Ma di cosa stiamo parlando?” (Corriere della Sera, 22 giugno 2018, p. 11).

Il ricorso alla forma di cattiva argomentazione oggetto della trattazione e, più in generale, alle fallacie (gli argomenti falsi, ingannevoli) ovviamente non è prerogativa di una determinata classe politica italiana. Il premier ungherese Viktor Orbán è stato biasimato per la stessa ragione da un suo oppositore, il sindaco di Budapest Gergely Karácsony, in un’intervista.

Domanda: “Quanto è diffusa in Ungheria, l’ostilità ai diritti dei gay?”.

Risposta: “La maggioranza degli ungheresi accetta la popolazione gay e i trend sono in costante miglioramento. È Orbán a puntare le minoranze: come ha fatto in passato con i migranti. Ma non voglio reagire a ogni sua mossa, a farmi trascinare in queste dispute”.

Domanda: “Lei crede quindi che sia meglio non inseguirlo e non parlarne?”.

Risposta: “In realtà, la gente si interessa poco di questi temi. Ciò che la preoccupa è come uscire dalla crisi economica. Orbán sa che la gestione dell’economia è stata debole, scarsa: e qualsiasi dibattito è meglio che affrontare questa debolezza”.

(7-Corriere della Sera, 20 agosto 2021, p. 26)

Tornando al nostro Paese, nell’estate del 2019, a Milano Marittima, si verificò un episodio, che suscitò scalpore (forse si configurava perfino il reato di peculato), specialmente perché coinvolgeva il segretario della Lega, nonché, all’epoca, addirittura titolare del Viminale. Il suo rampollo sedicenne apparve in un video a bordo di una moto d’acqua della Polizia di Stato, guidata da un agente. A costo di essere tacciato di dietrologia, un cultore del pensiero critico avrebbe potuto considerare la vicenda il prodotto di un piano elaborato per sviare l’attenzione da altre faccende.

Così, probabilmente, la intese Matteo Renzi. Il senatore, ancora appartenente al Partito democratico, scrisse: “Chiediamo le dimissioni di Salvini non per suo figlio, ma per i russi, per i 49 milioni, per l’odio social e per la lacerazione sociale, per l’insicurezza che produce ogni suo intervento, perché non è un ministro ma un influencer. Noi chiediamo le dimissioni di Salvini per questi motivi” (Facebook.com/matteorenziufficiale, 30 luglio 2019).

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