pubblicato il 27 Marzo 2020 - scritto da Giorgio Matza

Enfasi

È la figura retorica che consiste nel porre in rilievo un termine o un’espressione o una frase grazie a una sottolineatura ai diversi livelli della comunicazione: verbale (parole), paraverbale (tono, ritmo, volume, timbro, intonazione, inflessione), non verbale (postura, gestualità, mimica facciale, ossia “linguaggio del corpo”).

Una simile funzione si può attuare attraverso una parentesi, un inciso, come nei seguenti estratti dal romanzo “I Promessi Sposi”, in cui il narratore non si limita a raccontare, ma stabilisce un contatto con i lettori oppure commenta l’azione che sta rappresentando:

“Tutt’e due camminavan rasente al muro; ma Lodovico (notate bene) lo strisciava col lato destro; e ciò, secondo una consuetudine, gli dava il diritto (dove mai si va a ficcare il diritto!) di non istaccarsi dal detto muro, per far passo a chi si fosse; cosa della quale allora si faceva gran caso” (capitolo IV)

“Talvolta (vedete un poco!) sentendosi fischiare ancora agli orecchi quell’esordio di profezia, si sentiva venir, come si dice, i bordoni” (capitolo VII).

Una differente modalità è costituita dalla prolessi (si anticipa una parte di un discorso, a cui si dà evidentemente particolare importanza, solitamente per mezzo di un pronome). Si trova in poesia:

“Tu questo hai della rondine: / le movenze leggere” (Umberto Saba, A mia moglie, vv. 73-74)

Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” (Eugenio Montale, Non chiederci la parola, vv. 11-12).

Nondimeno s’impiega anche nel discorso politico. In occasione delle elezioni del 21 aprile 1996, in polemica con Gianfranco Fini, Massimo D’Alema affermò: “Quanto alla sua destra democratica, dico solo questo: quando vedo i suoi saltare i banchi in Parlamento per picchiare chi non la pensa come loro, l’impressione non è proprio quella di un gruppo democratico, come i conservatori inglesi, ma di squadristi del MSI” (La Repubblica, 25 marzo 1996, p. 3).

L’esempio che segue si deve a Barack Obama: “Io questo so, Houston: se mai qualcosa di buono è avvenuto nella storia di questa nazione è stato perché da qualche parte qualcuno credeva nella propria speranza” (Riportato in Luciano Clerico, Barack Obama. Come e perché l’America ha scelto un nero alla Casa Bianca, Edizioni Dedalo, 2008, p. 137).

Lo stesso effetto si ottiene con la cosiddetta “frase scissa”, per mezzo della formula “è X che Y”. Vi ricorse Edward Kennedy alla convention nazionale democratica del 1980, a New York: “Mentre altri parlavano di libera impresa, è stato il Partito democratico che ha agito – e posto fine – a una legislazione eccessiva nell’ambito del trasporto aereo e stradale” (Riportato in Mario Rodriguez, Una parola vale più di mille immagini, in sito web).

La linguista Donella Antelmi, analizzando un articolo pubblicato nel quotidiano L’Unità, ne ha individuato tre occorrenze:

È stata ancora la sinistra che si è fatta carico della necessità di mettere fine alla tragedia del Kosovo e alla pretesa della pulizia etnica di Milosovic (sic), facendo la dolorosa scelta di approvare azioni belliche”;

È stato, ancora, questo governo di centro sinistra a convincere gli americani che era giunto il momento di restituirci Silvia Baraldini, nel rispetto di alcuni principi di diritto internazionale che gli Usa disattendevano da anni”;

“Ed è ancora questa sinistra […] che ha contribuito in modo determinante, impegnando i suoi ministri, a far concludere la trattativa per il contratto dei metalmeccanici”

(Donella Antelmi, Politica e persuasione. Il ‘detto’ e il ‘non detto’ nell’editoriale”, in Marino Livolsi, Ugo Volli (a cura di), Personalizzazione e distacco. Le elezioni europee e regionali (1999), Franco Angeli, 2000, p. 142).

Un caso interessante, dovuto alla combinazione dei livelli paraverbale e non verbale della comunicazione, si registrò durante una campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti d’America. In un intervento televisivo il candidato repubblicano George Bush, per mettere in risalto il suo impegno a non aumentare la pressione fiscale, disse, rivolgendosi direttamente al pubblico: “Seguite attentamente il movimento delle mie labbra” e poi, scandendo bene le sillabe, aggiunse: “No a nuo-ve tas-se”.

L’enfasi può essere considerata una tecnica dell’insistenza, giacché viene utilizzata dall’emittente del messaggio per attirare o ravvivare l’attenzione del ricevente e per rafforzare l’idea che si vuole esprimere (ma tale funzione, in realtà, è caratteristica di ogni figura retorica).