pubblicato il 13 Marzo 2018 - scritto da Giorgio Matza

Epanadiplosi

Ripetizione di una o più parole all’inizio e alla fine di una frase, che acquista così una struttura circolare (di qui anche la denominazione di ciclo). Vi si ricorre talvolta in pubblicità:

“Se Leonardo da Vinci fosse rimasto a Vinci, non sarebbe diventato Leonardo da Vinci” (Gruppo editoriale Mondadori)

“Fare del bene è il miglior modo per sentirsi bene” (Onlus dei frati cappuccini Opera San Francesco per i poveri)

“Per amarlo come lui ti ama” (Cibo per cani Cesar)

“Per il tempo libero dell’uomo che ama il proprio tempo libero” (Cutty Sark, Men’s wear)

“Il gusto di condividere il gusto” (Gran Pavesi).

Particolarmente efficace si rivelò uno slogan per un’automobile, al punto che il segretario del Partito democratico Matteo Renzi lo ha riproposto, riferendosi al presidente del Consiglio Gentiloni: “Paolo è come la Y 10. Piace alla gente che piace”.

È possibile trovare questo procedimento stilistico pure in testi più articolati. In uno spot, intitolato “Ferrero. Da 70 anni la qualità prima di tutto”, la società parla per mezzo di alcuni suoi dipendenti, i quali trasmettono al pubblico cinque messaggi. Nel primo e nell’ultimo, quindi in una posizione di peculiare rilievo, si ripete il concetto dell’azienda come una famiglia (“Eravamo una piccola famiglia” e “Ogni scelta che facciamo in questa famiglia, sarà anche per la tua. E per la mia”).

La replica di una parola chiave, funzionale allo svolgimento di un tema fondamentale, con una collocazione così strategica, ricorda uno degli ordini seguiti nell’argomentazione: quello omerico o nestorico (da Nestore, il nome del re di Pilo, che partecipò alla guerra di Troia, come si racconta nel quarto libro dell’Iliade). In base a esso “bisogna incominciare e finire con gli argomenti più forti” (Chaïm Perelman, Lucie Olbrechts-Tyteca, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Einaudi, 2013, p. 537).

L’epanadiplosi, come le altre forme espressive caratterizzate dall’iterazione (epanalessi, anafora, epifora, simploche, anadiplosi), può svolgere la funzione di figura della presenza, avendo “per effetto di rendere attuale alla coscienza l’oggetto del discorso” (Chaïm Perelman, Lucie Olbrechts-Tyteca, op. cit., p. 189).

Inoltre, come tecnica dell’insistenza, viene utilizzata dall’emittente del messaggio per attirare o ravvivare l’attenzione del ricevente: più precisa­mente, per sottolineare un determinato elemento, ossia per rafforzare l’idea che si vuole esprimere.

Voce a cura del socio Giorgio Matza.