Giosuè Carducci San Martino
Giosuè Carducci, San Martino, 1887

San Martino (il titolo rimanda all’11 novembre, giorno in cui si celebra il santo) è un’ode anacreontica, cioè conforme allo stile dell’autore greco Anacreonte (570 ca. – 490 ca. a.C.), composta da quattro quartine di versi settenari. L’ultimo di ognuna è tronco (con l’accento sull’ultima sillaba e quindi se ne deve contare una in più), in conseguenza dell’apocope: “mar”, “rallegrar”, “rimirar”, “migrar”. È evidente la rima. Inoltre in ciascuna strofa se ne trova una baciata tra il secondo e il terzo verso. Può essere funzionale a essa l’anastrofe: “La nebbia a gl’irti colli / piovigginando sale” nei vv. 1-2 (“sale” è rimante con “maestrale” nel v. 3); “dal ribollir de’ tini / va l’aspro odor de i vini” nei vv. 6-7; “Gira su’ ceppi accesi / lo spiedo scoppiettando” nei vv. 9-10 e “sta il cacciator fischiando” nel v. 11. Ecco altri esempi dell’inversione dell’ordine normale delle parole, che serve ad attuare quella che dobbiamo considerare una prerogativa del genere poetico: “Urla e biancheggia il mar” nel v. 4; “l’anime a rallegrar” nel v. 8; “nel vespero migrar” nel v. 16.
Talvolta la frase che presenta un simile mutamento è parte integrante del chiasmo: “La nebbia […] sale” (soggetto + predicato verbale) nei vv. 1-2 e “urla e biancheggia il mar” (predicato verbale + soggetto) nel v. 4.
La collocazione speculare di nomi collegati tra loro è palese pure nei vv. 13-14: “rossastre nubi” (aggettivo + sostantivo) e “uccelli neri” (sostantivo + aggettivo). In qualche modo si sottolinea la differenza tra i colori (iconismo sintattico)
“Tini” (v. 6) – “vini” (v. 7) e “scoppiettando” (v. 10) – “fischiando” (v. 11) offrono l’occasione per parlare dell’isomorfismo. A una somiglianza sul piano fonologico corrisponde, infatti, un’equivalenza sul piano morfologico, sintattico e semantico (nel primo caso entrambi i termini sono di genere maschile, di numero plurale, rientrano nella categoria dei sostantivi e in un unico campo di significato; nel secondo caso abbiamo il gerundio di due verbi, che appartengono alla sfera sensoriale dell’udito.
È addirittura possibile che l’unione di vocaboli connessi per il suono produca un senso logico, come “sale” nel v. 2 e “(il) maestrale” nel v. 3 (il vento aumenta d’intensità) e “neri” nel v.14 e “pensieri” nel v. 15 (riflessioni pessimistiche).
Nel nono verso si rileva un’analoga sonorità tra “ceppi” e “accesi”. Nel decimo verso tutti i fonemi di “spiedo” sono contenuti all’interno di “scoppiettando” (paronomasia per inclusione).
Al pari di ogni figura fonica, contribuisce a creare una certa musicalità l’enjambement, che per lo più interessa due versi. Colpisce maggiormente l’attenzione del lettore, quando si registra tra due strofe. Ciò succede tra la terza e la quarta: “sta il cacciator fischiando / su l’uscio a rimirar // tra le rossastre nubi / stormi d’uccelli neri”.
L’opera si divide in due parti. Si esprime la malinconia di un tramonto autunnale, provocata dalla nebbia, dalla pioggia, dal vento di maestrale, dal mare agitato e dalla migrazione degli uccelli, nella prima parte, che va dal v. 1 al v. 4 (prima strofa) e dal v. 13 al v. 16 (quarta strofa). Ne deriva la costruzione circolare, dovuta all’epanadiplosi, con la ripetizione del medesimo stato d’animo (per estensione le figure retoriche si riferiscono anche alle idee) all’inizio e alla fine. Questo è il motivo centrale, ossia, nella definizione di Olivier Reboul, il “procedimento retorico […] che funge da principio organizzatore del testo” (Introduzione alla retorica, Il Mulino, 1996, p. 197). Nella seconda parte, che va dal v. 5 al v. 12 (seconda e terza strofa), si rappresenta l’allegria del villaggio (“ribollir de’ tini”, “aspro odor de i vini”, “lo spiedo scoppiettando”, “il cacciator fischiando”). Il contrasto tra la malinconia e l’allegria è il tema fondamentale.
Il poeta ricorre al criterio sensoriale, registrando i dati percepiti attraverso i sensi: più precisamente le sensazioni visive (“biancheggia” nel v. 4, “rimirar” nel v. 12, “rossastre” nel v. 13, “neri” nel v. 14) e uditive (“urla” nel v. 4, “ribollir” nel v. 6, “scoppiettando” nel v. 10, “fischiando” nel v. 11). Così il discorso acquista una funzione mimetica, grazie alla creazione di un “effetto di realtà”. Ne consegue l’impressione del lettore di trovarsi veramente davanti a quanto viene raccontato.
In aggiunta si scopre una sinestesia nel settimo verso (“aspro odor”: gusto + olfatto). Potremmo individuarla, per approssimazione (non c’è un’unione, ma un semplice accostamento), perfino nella coppia di parole “urla” e “biancheggia” (udito + vista). Nello stesso verso (il quarto) si osserva pure la personificazione, consistente nel fare di un essere inanimato una persona reale: nella fattispecie, del mare si dice che urla, cioè che compie un’azione umana.
Nei vv. 14-15 leggiamo: “stormi d’uccelli neri, / com’esuli pensieri”. La similitudine è piuttosto originale, giacché, al contrario di quel che accade normalmente, si paragona un oggetto concreto a un concetto astratto.

Testo di San Martino di Giosuè Carducci

La nebbia a gl’irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’esuli pensieri,
Nel vespero migrar.

Bibliografia

Gianfranca Lavezzi, Breve dizionario di retorica e stilistica, Carocci, 2004.
Angelo Marchese, Dizionario di retorica e di stilistica, Oscar Studi Mondadori, 1978.
Bice Mortara Garavelli, Manuale di retorica, Bompiani, 1988.
Federico Roncoroni, Testo e contesto, Arnoldo Mondadori Editore, 1985.

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