pubblicato il 6 Dicembre 2017 - scritto da Flavia Trupia

Malala Yousafzai, discorso alle Nazioni Unite, 12 luglio 2013

Nel giorno del suo sedicesimo compleanno, Malala pronuncia uno storico discorso sul potere dell’istruzione come strumento di pace. L’anno precedente, in Pakistan, era stata colpita alla testa da un Talebano, mentre andava a scuola con le sue compagne. A ottobre 2014, ha vinto il premio Nobel per la pace.

“Gli estremisti avevano e hanno paura dell’istruzione, dei libri e delle penne. Hanno paura del potere dell’istruzione. Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa. Ed è per questo che hanno appena ucciso a Quetta 14 innocenti studenti di medicina. È per questo che fanno saltare scuole in aria tutti i giorni. È per questo che uccidono i volontari antipolio nel Khyber Pukhtoonkhwa e nelle Fata. Perché hanno avuto e hanno paura del cambiamento, dell’uguaglianza che essa porterebbero nella nostra società. […] I Taliban hanno paura dei libri perché non sanno che cosa c’è scritto dentro”.

Malala affonda il coltello, grazie all’ironia. Si prende gioco dei Taliban, facendoli apparire ridicoli: “Pensano che Dio sia un piccolo essere conservatore che manderebbe le bambine all’inferno soltanto perché vogliono andare a scuola.”

L’explicit – il finale – è fortissimo. Malala lo declama con un dito alzato, guardando negli occhi il mondo intero. È potente perché non perde il focus del discorso. Rimane incollata alla tesi iniziale: l’istruzione che salva la vita: “Queste sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono fare la differenza e cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione ai mali del mondo. L’istruzione potrà salvare il mondo.”