Fallacia della non causa pro causa o della causa errata

È un argomento ingannevole, “perché – nella spiegazione di Paola Cantù – non è provato che l’evento presentato come causa di un certo effetto ne sia veramente la causa” (E qui casca l’asino. Errori di ragionamento nel dibattito pubblico, Bollati Boringhieri, 2011, p. 29). Una tesi incentrata su di esso – lo dimostrano le occorrenze di seguito riportate – può essere perciò facilmente confutata.

Nel corso di un confronto, durante la campagna per le elezioni politiche del 1996, Silvio Berlusconi sostenne con vigore: “Nel ‘94 sono sceso in campo perché sentivo che la libertà e la democrazia erano minacciate”. Ma, per Massimo D’Alema, le cose stavano diversamente: “Lei è sceso in campo perché erano usciti dal campo alcuni suoi amici” (in Corriere della Sera, 16 marzo 1996, p. 6), ovviamente con un sottinteso: coloro i quali tutelavano i suoi interessi economico-finanziari.

Nel luglio 2019, centosedici migranti poterono scendere dalla Gregoretti, nave della nostra Guardia Costiera dalla quale avevano ricevuto soccorso, solo dopo sei giorni. All’origine del ritardo era l’atteggiamento contrario allo sbarco dell’allora ministro dell’interno. Sul risultato dell’inchiesta aperta dalla magistratura, in un social leghista si propose una narrazione alquanto fantasiosa, determinata chiaramente da un intento propagandistico: “Matteo Salvini a processo, rischia la galera per aver difeso la Patria” (facebook.com/legasalvinipremier, 20 gennaio 2020). Si affermava dunque, evidentemente con qualche esagerazione, di “aver difeso la Patria” da un centinaio di esseri umani (compresi donne e bambini), sottratti al pericolo di naufragio. Invece, più semplicemente, la possibilità di una pena detentiva derivava dal reato di sequestro di persona.

Nell’estate del 2020, con la ripresa dell’infezione, emerse la necessità di richiudere le discoteche. Eppure il segretario della Lega asserì che “l’unico problema legato al virus non sono i ragazzi che ballano, ma sono quelli che sbarcano” (YouTube – Coronavirus, Salvini: “Unico problema non sono i ragazzi che ballano ma quelli che sbarcano”, La Repubblica, 14 agosto 2020). Lo smentì la ricostruzione degli avvenimenti a opera dei giornali: “Per i 70-100 giovanissimi che hanno veicolato il virus a Portorotondo e Porto Cervo – tutti amici romani – la situazione è ormai fuori controllo”. Inoltre si parlò di “tre romane arrivate da Ibiza positive che si sono unite a un gruppo che vagava da una discoteca all’altra in Costa Smeralda” (Corriere della Sera, 20 agosto 2020, p. 3). E tra i contagiati, la tronista Nilufar Addati fece autocritica, sentendo “rimorso per le vacanze in Sardegna troppo spensierate” (Corriere della Sera, 28 agosto 2020, p. 9).

Alexandria Ocasio-Cortez, nel giugno 2018, replicò ai suoi oppositori, che ne sottovalutavano la rappresentatività, in questo modo: “Alcuni dicono che ho vinto per motivi ‘demografici’. Prima di tutto, è falso. Abbiamo vinto grazie a elettori di ogni tipo […] Rispettate gli sforzi fatti. Abbiamo vinto perché abbiamo lavorato più dei nostri avversari. Punto” (Citato in Max Benwell, “Perché Alexandria Ocasio-Cortez è imbattibile su Twitter”, in internazionale.it).

L’indicazione di una ragione non corrispondente alla realtà si presta alla formulazione di teorie cospirazioniste. Michael Roth, ministro tedesco per gli Affari europei, ha ricordato un caso in un’intervista: “Da anni sono palesi le campagne di disinformazione e i cyberattacchi russi in Germania. E non si sono fermati, purtroppo, neanche dinanzi alla pandemia. È stata diffusa in modo mirato la calunnia che la Germania e la Ue avrebbero rifiutato il vaccino russo Sputnik per motivi politico-ideologici. È una totale scemenza! La verità è che le autorità russe non sono riuscite ad oggi a soddisfare le premesse per un’autorizzazione del vaccino in Europa” (in la Repubblica, 15 ottobre 2021, p. 8).

Vladimir Putin è ricorso alla non causa pro causa per legittimare l’irruzione in uno Stato sovrano confinante, incominciata il 24 febbraio 2022: “Gli eventi attuali sono legati alla difesa della Russia da coloro che hanno preso l’Ucraina in ostaggio e cercano di usarla contro il nostro Paese” e “nel nostro territorio storico una ‘anti-Russia’ ostile sta prendendo forma. Controllata dall’esterno, fa di tutto per attrarre forze della Nato e ottenere le armi più avanzate” (in Corriere della Sera, 21 marzo 2022, p. 9).

Della natura pretestuosa di una simile giustificazione si è reso conto, per esempio, Bill Clinton: “Non è stata l’eventualità immediata di un ingresso dell’Ucraina nella Nato a spingere Putin a invadere due volte l’Ucraina, nel 2014 e lo scorso febbraio, bensì lo spostamento del Paese verso la democrazia, che minacciava il suo potere autocratico in patria, e il desiderio di controllare i beni preziosi del sottosuolo ucraino” (in Corriere della Sera, 12 aprile 2022, p. 13).

In un colloquio con un giornalista, il narratore e poeta spagnolo Manuel Vilas ha dato un’interpretazione ancor più articolata.

Domanda: “Che idea si è fatta del dibattito sulle ‘colpe’ della Nato e degli Stati Uniti che renderebbero in parte comprensibile la reazione di Mosca?”.

Risposta: “Entro 100 anni la Russia sarà nella Nato, se tutto va bene tra cinquanta. La reazione russa non ha niente a che vedere con la Nato. Putin non sopporta la cultura occidentale. Utilizza la Nato come motivo, ma Putin ha dichiarato guerra alla libertà di espressione, ai matrimoni omosessuali, alla letteratura, al cinema, alla prosperità economica delle classi medie, ai baci degli omosessuali nelle strade, perfino alla connessione a internet. A Putin dà fastidio che un cittadino abbia diritti politici. Non concepisce l’indipendenza del potere giudiziario e l’uguaglianza davanti alla giustizia”.

(In Corriere della Sera, 23 aprile 2022, p. 15).

Un’ulteriore spiegazione dell’offensiva è imperniata pure sull’argomento, ugualmente ingannevole, della generalizzazione indebita, consistente nello stabilire un valore generale sulla base di elementi non significativi. Nello specifico, il nuovo zar, a suo dire, avrebbe avuto l’intenzione di “denazificare” i vertici della nazione assalita. A tale asserzione ha ribattuto il romanziere e saggista americano Jonathan Littell in un’intervista.

Domanda: “Lei conosce bene l’Ucraina […] Com’è possibile che molti abbiano creduto alle parole di Putin quando ha ripetuto che l’Ucraina è un ‘covo di nazisti?’”.

Risposta: “Putin è un bugiardo”.

Domanda: “Non basta. Da uno scrittore come lei ci si aspetta un’analisi più dettagliata”.

Risposta: “Va bene, ma prima mi lasci dire che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è ebreo e, in aggiunta, parla russo. Dunque l’affermazione di Putin è quantomeno discutibile. È vero, in passato l’Ucraina si è schierata, almeno in parte, con i nazisti durante l’aggressione tedesca dell’Urss. Ma era soprattutto una reazione alle violenze staliniane. La carestia tra il 1932 e il 1933, quella provocata dalla collettivizzazione forzata dell’agricoltura voluta dal Cremlino, aveva causato milioni di morti ed era una ferita aperta, fuoco per i nazionalisti”.

Domanda: “Però poi le cose sono cambiate”.

Risposta: “Oggi ci sono sparute frange di quelli che molti chiamano ‘esponenti di estrema destra’ ma che potrebbero benissimo essere assimilati tra le fila dei nazionalisti/sovranisti, un po’ come i seguaci di Matteo Salvini o di Marine Le Pen. Anti-immigrati, anti-gay, per capirci. E pensi che alle ultime elezioni ucraine non sono nemmeno entrati in Parlamento. Dunque, il nulla, altro che covo. Io ho girato l’Ucraina in lungo e in largo, è incredibile come si passi dal russo all’idioma locale nell’arco di qualche chilometro. Non è un panorama ben definito, il quadro non è mai arrivato chiaro in Europa, dunque la propaganda ha il suo gioco”.

(In 7-Corriere della Sera, 25 marzo 2022, p. 24).

A differenza della fallacia della causa errata, solitamente non ha un carattere così mistificatorio l’eziologia, con cui, secondo Armando Plebe e Pietro Emanuele, “si tratta del dirigere la propria argomentazione nella direzione dell’attribuire uno o più fatti accaduti alle cause che si ritiene opportuno evidenziare in luogo di altre possibili cause degli stessi effetti” (Manuale di retorica, Universale Laterza, 1988, pp. 123-124. Si possono leggere gli articoli “La strategia retorica dell’eziologia” e “La strategia retorica dell’eziologia nella comunicazione politica”, pubblicati nel nostro sito il 4 agosto 2020 e il 6 maggio 2021).

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