Parallelismo

Il parallelismo consiste propriamente nella disposizione simmetrica di termini collegati tra loro sintatticamente o semanticamente. Riguardo alla prima tipologia, menzioniamo, per chiarire, alcuni casi, là dove si succedono un sostantivo e un aggettivo e viceversa un aggettivo e un sostantivo, tratti da due sonetti di Ugo Foscolo, Alla sera: “nubi estive”, “zeffiri sereni” (v. 4) e “nevoso aere”, “inquiete tenebre” (vv. 5-6) e In morte del fratello Giovanni: “avversi numi”, “secrete cure” (vv. 9-10) e, con la successione sostantivo e verbo, “palme tendo” (v. 7), “tetti saluto” (v. 8).

Ecco qualche occorrenza sulla base dell’appartenenza delle parole agli stessi campi di significato, come quelli del paesaggio (naturale e umano) e del bel tempo: “ciel sereno” e “vie dorate” [illuminate dal sole] (Giacomo Leopardi, A Silvia, vv. 23 e 24); quelli dell’indicazione del luogo e del paesaggio naturale: “quinci il mare” e “quindi il monte” (op. cit., v. 25); quelli dei colori e della vegetazione: “verde melograno” e “vermigli fior” (Giosuè Carducci, Pianto antico, vv. 3 e 4).

La corrispondenza assume anche una forma meno rigida. In X agosto di Giovanni Pascoli si nota più in generale una relazione tra vari versi per il contenuto semantico ed emotivo o per la struttura sintattica o per la ripresa degli stessi vocaboli: “Ritornava una rondine al tetto: / l’uccisero: cadde tra spini” (vv. 5-6) e “Anche un uomo tornava al suo nido: / l’uccisero: disse: Perdono” (vv. 13-14); “ella aveva nel becco un insetto” (v. 7) e “portava due bambole in dono” (v. 16); “Ora è là, come in croce, che tende / quel verme a quel cielo lontano” (vv. 9-10) e “egli immobile, attonito, addita / le bambole al cielo lontano” (vv. 19-20); “e il suo nido è nell’ombra, che attende, / che pigola sempre più piano” (vv. 11-12) e “Ora là, nella casa romita, / lo aspettano, aspettano in vano” (vv. 17-18).

Per mezzo di tale figura retorica si esprime un rapporto di analogia, parità, equilibrio e dunque essa funge da iconismo sintattico. Da questo punto di vista si oppone al chiasmo.

La struttura parallelistica può derivare dall’anafora, che determina la linearità dell’opera e quindi la sua semplicità. È la caratteristica, per esempio, della lirica “A mia moglie” di Umberto Saba. Si ripetono, infatti, all’inizio di ogni strofa l’apostrofe e la similitudine donna-animale attraverso la combinazione “tu sei come…”: “Tu sei come una giovane, / una bianca pollastra” (vv. 1-2), “Tu sei come una gravida / giovenca” (vv. 25-26), “Tu sei come una lunga / cagna” (vv. 38-39), “Tu sei come la pavida / coniglia” (vv. 53-54), “Tu sei come la rondine” (v. 69), “Tu sei come la provvida / formica” (vv. 77-78).

Un simile parallelismo è proprio dell’antica lauda religiosa: basti ricordare il “Cantico delle creature” di Francesco d’Assisi con l’iterazione della frase “Laudato si’, mi’ Signore”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.