pubblicato il 18 Marzo 2019 - scritto da Giorgio Matza

Poliptòto (o polittòto)

Consiste nella ripresa di una parola, magari mutata morfologicamente, con funzione sintattica diversa nello stesso enunciato o in enunciati vicini e collegati fra loro.

Nel quarto capitolo del romanzo I Promessi Sposi, nella scena del duello, fra il nobile e Lodovico intercorre un dialogo:

“Nel mezzo, vile meccanico; o ch’io t’insegno una volta come si tratta coi gentiluomini”.

“Voi mentite ch’io sia vile”.

“Tu menti ch’io abbia mentito”.

Nel capitolo nono si narra di quando era ancora bambina e alle “compagne d’educazione”, le quali “sapevano d’esser destinate al matrimonio”, Gertrude (la monaca di Monza) rispondeva che “anche lei poteva maritarsi, […] pur che l’avesse voluto, che lo vorrebbe, che lo voleva”.

Più avanti, a proposito della richiesta di colloquio con il vicario delle monache, il narratore racconta: “La supplica non era forse ancor giunta al suo destino, che Gertrude s’era già pentita d’averla sottoscritta. Si pentiva poi d’essersi pentita”.

Questi casi sono ricavati invece dalla pubblicità:

“Dove mi trovo, mi trovi” (Telecom Italia per il servizio di trasferimento di chiamata)

“Ricordati di ricordare” (Kodak Gold e carta Kodak)

“Sagra ama chi ama l’olio” (Olio di semi di arachide).

Un’occorrenza s’individua nel testo della canzone Wonderful world di Zucchero Fornaciari: “Non ho più voglia di avere voglia”.

Esempi si rilevano anche nella comunicazione politica:

“I palestinesi non perdono mai l’occasione di perdere un’occasione” (Abba Eban)

“Siamo stufi e stanchi di essere stufi e stanchi” (Barack Obama).

In risposta a un intervento di Silvio Berlusconi alla Camera dei deputati, Mario Segni disse: “Lei ha chiesto che non si remi contro il governo, io chiedo che non sia il governo a remare contro l’interesse dell’Italia” (la Repubblica, 3 agosto 1994, p. 5).

Quando cambiano i tempi verbali, il poliptòto è definito “temporale” e si ricorre a esso, perché, come ha scritto Giorgio Fedel , “ammanta il dire di fermezza e istilla sentimenti di coerenza verso il passato e certezza verso l’avvenire”. Ciò avviene nei seguenti estratti dalla produzione discorsiva di Silvio Berlusconi:

“Noi pensavamo, come pensiamo ancora oggi”

“È un governo che non ha fatto, non fa e non farà le riforme”

“Ci battiamo e ci batteremo”

“Dovremo assumere e assumeremo”

(Giorgio Fedel, “Parola mia. La retorica di Silvio Berlusconi”, in Il Mulino, n° 3, 2003, p. 467).

Tali affermazioni si devono a Benito Mussolini:

“Ero, sono e sarò contrario”

“Salve dea Roma! Salve per quei che furono, sono e saranno i tuoi figli pronti a soffrire e a morire”

“Regimi esclusivamente consensuali non sono mai esistiti, non esistono, non esisteranno”.

Quelli che seguono, infine, sono passi attinti dall’elocuzione di Bettino Craxi:

“Così ci siamo comportati, ci comportiamo e ci comporteremo. Con linearità e con coerenza”

“Lo Stato deve fare, ha fatto, farà ancora”.

Affine al poliptoto “è la ripetizione della radice di un vocabolo”, la quale “contiene il sema (che è l’unità di significato) comune a tutti i termini di una stessa famiglia etimologica” (BICE MORTARA GARAVELLI, Manuale di retorica, Bompiani, 1991, p. 212).

Come ci ricorda Olivier Reboul, “così, in un discorso del 30 maggio 1968, De Gaulle denuncia i contestatori che impediscono ‘agli studenti di studiare, agli insegnanti di insegnare, ai lavoratori di lavorare’” (OLIVIER REBOUL, Introduzione alla retorica, Il Mulino, 1996, p. 137).

Ecco altre occorrenze della cosiddetta “figura etimologica” (o derivatio).

Marco Pannella: “Un grazie, allora, agli Italiani, che con il loro voto hanno delegittimato i delegittimatori” (Corriere della Sera, 20 aprile 1993, p. 8).

Walter Veltroni: “È una pia illusione l’idea che sganciando i poveri si va più veloci. A Washington a sera c’è il coprifuoco: i figli degli sganciati vanno a seminare violenza dove abitano gli sganciatori” (La Repubblica, 4 aprile 1996, p. 4).

Questa voce è stata elaborata da Giorgio Matza