pubblicato il 3 Febbraio 2018 - scritto da Giorgio Matza

Rima

È il procedimento più caratteristico della poesia e consiste nella perfetta identità di suono fra due parole, definite “compagne di rima”, a partire dalla vocale accentata. I termini che rimano acquistano una particolare evidenza, anche perché solitamente si trovano in fine di verso. Perciò sono spesso concettualmente più importanti.

Possiamo individuare vari tipi di rima, sulla base di diversi criteri. Per esempio distinguiamo:

  • rima piana (fra parole con accento sulla penultima sillaba), che è la più frequente,
  • rima tronca (fra parole con accento sull’ultima sillaba),
  • rima sdrucciola (fra parole con accento sulla terzultima sillaba),
  • rima bisdrucciola (fra parole con accento sulla quartultima sillaba), che è la più rara.

Riguardo alla disposizione delle rime, le forme più comuni sono le seguenti:

  • rima baciata, quando rimano due versi consecutivi, secondo lo schema AA BB …
  • rima alternata, quando rimano tra loro i versi pari e i versi dispari, secondo lo schema AB AB …
  • rima incrociata, quando il primo verso rima con il quarto e il secondo con il terzo, secondo lo schema ABBA …
  • rima incatenata (o terza rima), quando in una serie di terzine il primo verso della prima terzina rima con il terzo, mentre il secondo dà la rima al primo verso della terzina seguente, incatenandolo alla prima, secondo lo schema ABA BCB CDC …
  • rima ripetuta, quando la rima viene ripresa in un ordine costante, secondo lo schema ABC ABC …
  • rima interna (o rima al mezzo), quando un vocabolo rimante non si trova alla fine del verso, ma al suo interno.

Esistono pure forme particolari di rima:

  • rima ricca, quando l’identità della terminazione di due espressioni si estende a uno o più fonemi che precedono la vocale accentata, come in “colore-dolore”
  • la quasi rima o rima imperfetta, quando cambia un fonema, come in “giovenca-senza”, “scopre-soffre”, “orecchi-radicchi” (tutti questi casi si trovano nell’opera A mia moglie, di Umberto Saba),
  • rima ad eco, così chiamata proprio per il particolare effetto che si crea, quando il secondo termine rimante è completamente incluso nella parte finale del primo come in “sponde-onde”
  • rima martellante (in inglese hammer rhyme), quando le parole in rima sono consecutive, immediatamente successive, come in “universi sommersi” (titolo di una canzone degli Stadio), “fondi fecondi” (slogan pubblicitario per Fideuram).

La rima è, più in generale, un aspetto della funzione poetica del linguaggio e si utilizza, con uno scopo mnemonico, cioè per favorire la memorizzazione, nelle filastrocche, nei proverbi, così come negli slogan pubblicitari. Relativamente a questi ultimi, ecco qualche esempio:

“Ava come lava”

“Rowenta. Per chi non si accontenta”

“Il metano di dà una mano”

“Boario, fegato centenario”

“Poltrone e sofà. Artigiani della qualità”.

Nei primi due claim l’unione dei vocaboli collegati fonologicamente produce un senso logico (“Ava lava” e “Rowenta accontenta”). Definizione a cura di Giorgio Matza.